Parlare di content marketing oggi vuol dire aprire le porte a un discorso già affrontato mille volte. Soprattutto per quanto riguarda l’utilità di questo investimento: fare content marketing vuol dire soddisfare tutti gli attori in gioco. Soddisfi la voglia di contenuti freschi che ha Google, e dai ai tuoi potenziali clienti esattamente ciò che vogliono: notizie, indicazioni, approfondimenti.

Ecco, la strategia inbound marketing si basa su questo. Attirare potenziali clienti sul tuo sito grazie ai contenuti che spingi attraverso i social e una buona attività SEO. Perché creare i contenuti è il primo passo, poi devi farti trovare dalle persone giuste. E per fare questo c’è bisogno della search engine optimization. Ma anche di un buon social media marketer che spinga (nel modo e nei tempi giusti) i contenuti sui social.

La sintesi è questa: per ottenere i benefici nel settore del content marketing devi investire, e devi muoverti con una prospettiva ampia. Una prospettiva che non sia votata esclusivamente alla creazione di contenuti, e non solo alla pubblicazione di articoli per i blog. Questa dimensione è importante, ma non è l’unico modo per fare content marketing: ci sono anche gli ebook, i video, le infografiche, i report. Tutto dipende dai tuoi obiettivi.

Appunto, quali sono i tuoi obiettivi?

Domanda insidiosa. Nella maggior parte dei casi la risposta appare semplice, e si lega all’universo dei dati misurabili con una semplice visita su Google Analytics: l’aumento delle visite. Spingo fuori contenuti per aumentare visite al sito. Più visite, più occasioni di trasformare un utente in cliente. E poi tanti saluti. Questo è il punto di riferimento medio.

Le visite sono importanti, nessuno lo nega. Ma c’è molto altro da considerare e analizzare.

In realtà fare content marketing nel 2015 vuol dire ottenere anche risultati diversi, risultati che non puoi misurare immediatamente. Ma che ti permettono di raggiungere degli obiettivi difficili da toccare in modo diverso. Dai un’occhiata, ad esempio, alle previsioni di Contently: in questa infografica vengono riassunti i trend del settore content marketing. Concentriamoci un attimo sui principali obiettivi del B2C nel 2015:

content marketing

Secondo gli esperti di marketing interrogati da Contently questa è la situazione. Le vendite rappresentano uno degli obiettivi principali, certo, ma c’è qualcosa di più importante da perseguire. C’è l’attività di brand awareness, ad esempio. Ovvero la possibilità di far conoscere il proprio brand, di renderlo riconoscibile immediatamente attraverso valori ben definiti.

Pensa a tutte le pubblicità che fanno ricorso allo storytelling. Sono solo contenuti utili per sponsorizzare un prodotto o un servizio? La Apple usa i suoi spot solo per vendere iPhone? E le varie attività di native advertising: servono solo a portare persone sul sito web? Fare brand awareness è importante, ti permette di posizionare la tua offerta seguendo la tua scala di valori. E lo puoi fare pubblicando grandi contenuti.

Per approfondire: il segreto per fare content marketing con Google Plus

Il cliente al centro

Guarda il primo posto del grafico: è occupato dalle relazioni con il cliente. E c’è un cuore al centro per sintetizzare il tuo obiettivo. Ovvero fare in modo che un cliente non ti veda come un semplice rivenditore, ma come un punto di riferimento per la sua attività. Come un insieme di conoscenze e di relazioni capaci di risolvere il problema meglio degli altri, e di aggiungere un valore. Qualcosa di speciale. Qualcosa che oggi non è facile trovare.

Qualcosa che corrisponde alle relazioni umane. Relazioni che si costruiscono lentamente, anche con un tweet. Proprio come fa Starbucks che cerca di rispondere praticamente a tutte le domande che arrivano su Twitter.

twitter

Il cliente è al centro della tua attività di content marketing. E se ci fai caso la maggior parte degli obiettivi indicati nella grafica riguardano il rapporto diretto con il potenziale cliente, un rapporto che non si esaurisce con la vendita del prodotto. I contenuti continuano ad alimentare gli interessi, continuano a legare l’utente e la tua attività con informazioni utili, ritagliate intorno alle esigenze specifiche.

Obiettivo? Forse spingere l’utente a nuovi acquisti? Interessante, certo, ma c’è qualcosa di diverso: trasformare il cliente in un evangelista. Ovvero in un individuo che diffonde il verbo al posto tuo. Qual è la forma di pubblicità più forte ed efficace? Quella che viene dal cuore, dalle proprie convinzione, quella che non viene ricompensata. Se io riesco a trasformare un cliente in un evangelista posso contare sulla forza del passaparola, del consiglio senza forzature.

Tutto facile?

No, questo è il punto. Fare content marketing non si riduce alle semplici attività di creazione e pubblicazione. C’è un lavoro di analisi e strategia, di monitoraggio e osservazione dei risultati. In altre parole c’è bisogno di una pianificazione. E la sorpresa è questa: le ricerche dimostrano che c’è un’ampia fetta di marketer che non pianificano la propria strategia.

content marketing

In altre parole fanno content marketing alla cieca. Questo può funzionare, questo no. Personalmente credo che questo sia un punto sul quale dobbiamo lavorare senza mezze misure: investire nel content marketing è importante perché ci permette di raggiungere obiettivi impossibili da eguagliare in altro modo. Ma senza un’attenta pianificazione strategica (obiettivi, mezzi, investimenti, risorse, canali, reportistica) diventa difficile ottenere risultati.

Sei d’accordo?

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