In SEO

Tutti i SEO prima o poi si devono misurare con le KPI, perché se non si misurano le prestazioni non c’è modo di mostrare ciò che si è realizzato con il proprio lavoro.

Avere conoscenza delle prestazioni SEO migliora anche la capacità di fare un grande lavoro, perché con i dati si ha un’idea reale di ciò che ottiene risultati.

Ecco quindi l’importanza delle KPI in ambito SEO, dove KPI sta per Key Performance Indicator, mentre per SEO KPI si intende qualsiasi metrica utilizzata per misurare le prestazioni degli sforzi di ottimizzazione dei motori di ricerca di un sito web.

Molti SEO considerano i KPI la loro torcia elettrica nel mondo oscuro e pericoloso del marketing online.

Stabilire e misurare un insieme di KPI può essere un compito arduo per qualsiasi impresa, ancora più difficile se si legano le strategie SEO ai propri obiettivi aziendali.

In realtà i KPI SEO sono così difficili da rintracciare che il 52% dei marketer B2B non può giustificare la propria spesa SEO. In un altro studio, ben il 74% dei marketer non ha potuto dimostrare di aver raggiunto un ROI realmente tangibile.

Dimostrare il valore della SEO ai clienti

Individuare e interrompere anticipatamente gli sforzi di marketing non riusciti, scoprire e fare di più di ciò che funziona, legare le attività di SEO a obiettivi di business sono solo alcuni dei 23 punti focali che andremo ad analizzare.

Nella prima parte spiegheremo quali KPI SEO vanno misurati ed in particolare i quattro KPI SEO più importanti:

  1. KPI SEO per le imprese dirette
  2. KPI basati su costi e ROI
  3. KPI SEO on-page e off-page
  4. KPI SEO per i direct business

I risultati ottenuti grazie anche al monitoraggio di questi KPI dovrebbero essere visibili e avere un impatto su qualsiasi attività affinché la strategia SEO ottenga un “riconoscimento di qualità”.

Anche perché se un’attività stava crollando prima di assumere una SEO agency, allora è meglio che cresca notevolmente dopo aver pianificato ed iniziato ad attuare le proprie strategie SEO.

Per crescita si intende: migliorare le vendite, aumentare le richieste dei clienti, aumentare i clienti migliori, i clienti più grandi e, in generale, vedere un aumento delle operazioni commerciali.

Questi KPI sono i più facili da misurare in termini di risultati evidenti che portano con sé. Ma, dal punto di vista della SEO, sono difficili da monitorare a causa della complessità di legare le metriche dei siti web a eventuali lead e vendite.

KPI basati su costi e ROI

Quando si gestisce un’azienda la riduzione dei costi è un obiettivo sempre valido per qualsiasi progetto. Ma è altrettanto vero che più importante che ridurre le spese generali è riuscire a migliorare i ritorni sulle scelte aziendali poste in essere.

Chi non coglierebbe l’opportunità di spendere un milione di euro in affari con la certezza di guadagnare 10 milioni di euro dopo poco tempo?

Spendere più soldi non è il problema. Ottenere i ritorni previsti è, invece, il vero problema.

Il rischio aziendale è ovvio: come si giustifica questa spesa massiccia? O ancor meglio, come si giustifica una qualsiasi spesa?

È qui che entrano in gioco i KPI basati sui costi. Questa forma di KPI fissa obiettivi che misurano i costi di business rispetto ai benefici diretti e ai ritorni a lungo termine.

Per aziende diverse, questi KPI possono essere diversi. Ad esempio, un’azienda specializzata nella vendita di prodotti misurerà i costi pubblicitari rispetto all’aumento della base clienti. Questo aumento del numero di clienti è il KPI.

KPI SEO on-page e off-page

Ormai è veramente difficile trovare un’azienda che non sia presente on-line. Questo è il motivo per cui la SEO on-page è importante. A differenza dei primi anni di internet, oggi la concorrenza per attirare l’attenzione dei clienti è più agguerrita.

I KPI SEO on-page aiuta a tenere traccia delle attività che avvengono sulla pagina, individuando quei piccoli cambiamenti che fanno tutti coloro che sono presenti online.

Sono quei piccoli cambiamenti che fanno la differenza, come il riuscire a capire perché le persone che lasciano il un  sito non appena vi arrivano, o leggono una pagina di un sito e poi se ne vanno senza intraprendere alcuna azione che potrebbe giovarvi. L’impostazione di un KPI SEO on-page aiuta a fare di più su ciò che può influenzare il successo aziendale.

Potremmo dire che i KPI SEO on-page lavorano direttamente insieme con i KPI aziendali.

I KPI SEO off-page, proprio come i KPI SEO on-page, misurano le metriche off-page che supportano i KPI aziendali diretti.

Un KPI SEO off-page misura il livello di coinvolgimento degli utenti con i contenuti di un sito web al di fuori del sito web stesso, come ad esempio coloro che si ricollegano ad un contenuto parlandone sui social media o sui forum, oppure le persone che consigliano un business ai loro amici.

Nella seconda parte spiegheremo come scegliere le giuste metriche KPI per un’azienda, come scegliere il giusto set di metriche SEO KPI per il proprio business basandosi direttamente sulla singola azienda:

  1. Modello di business
  2. Tipo di attività (es. industria)
  3. Obiettivi di business
  4. Fasi della attività di business

Le 23 metriche KPI per legare gli obiettivi di business a clic, link e iscrizioni

I KPI di tutte e quattro le categorie verranno utilizzati dove e quando sarà necessario, anche perché indipendentemente dal modello di business, obiettivi, settore e fasi, si ha sempre bisogno di tutti i KPI SEO dalle metriche on-page e off-page sopra descritte.

I KPI SEO di direct business, ad esempio, sono indicatori delle performance chiave che riguardano la generazione e la vendita di lead come ad esempio:

  1. Numero di lead generati
  2. Aumento del fatturato
  3. Aumento delle visite in negozio
  4. Aumento della conversione delle landing page
  5. Maggiore download/utilizzo del lead magnet
  6. Aumento della percentuale di abbonati alla newsletter

1. Numero di lead generati

La maggior parte dei marketer ama la lead generation, tanto da essere una delle ragioni principali di fare SEO.

Non bisogna limitarsi a tracciare qualsiasi lead, ma bisogna andare oltre e tracciare lead qualificati (che hanno maggiori probabilità di convertirsi in clienti paganti).

Questo è generalmente l’obiettivo aziendale più importante e quindi il KPI più importante e per monitorare al meglio questo tipo di KPI bisogna conoscere altre informazioni importanti sulle pagine che stanno tracciando i lead, come le loro classifiche nella SERP di Google e i click-through rate (CTR) dalle SERP, e per far ciò è possibile tenere traccia dei lead impostando gli obiettivi di acquisizione in Google Analytics.

2. Aumento delle vendite

Le vendite sono difficili, ma non impossibili da tracciare. Oltre chiaramente ad essere indicizzati nei motori di ricerca, un sito web, nel suo complesso, ha bisogno di un KPI SEO per collegare la crescita dei ricavi alla forza SEO del sito web o e-commerce. È possibile utilizzare gli obiettivi di Google Analytics per monitorare le vendite, ed è anche possibile utilizzare le impostazioni di e-commerce di GA se si vendono più prodotti.

3. Aumento delle visite in negozio

Coloro che pensano che il monitoraggio di una vendita tramite il sito web sia difficile, molto probabilmente avranno difficoltà ad attribuire gli acquisti nel negozio fisico alla strategia SEO.

Secondo le stime di Google il 95% di tutte le vendite al dettaglio avviene in negozi fisici ed è per questo che  l’attribuzione tra le vendite in-store e la SEO è di vitale importanza per rintracciare l’impatto che la SEO ha avuto nel guidare i visitatori al negozio.

Ma la maggior parte dei webmaster ignora la SEO-in-store-relationship anche se Google sta lavorando sodo per rendere più facile il monitoraggio in-store, tanto che esistono tre opzioni:

  1. Google local inventory ads
  2. Google store visit conversion
  3. Google in-store conversion

Il vecchio metodo di monitoraggio delle vendite nei negozi richiede che i dati vengano inseriti manualmente in Google Analytics. Ma il nuovo approccio di Google sta cercando di utilizzare i “punti di prossimità” e tutta una serie di altri dati per ricavare questo KPI SEO essenziali.

Si noti che il tracking in-store funziona meglio quando si dispone di una campagna AdWords attiva.

4. Tasso di conversione della Landing Page

Quanto è utile una landing page se non converte? È possibile tenere traccia delle conversioni della pagina di destinazione utilizzando gli obiettivi di Google Analytics e i report di riferimento.

Per fare questo su Google Analytics bisogna impostare un obiettivo. Un obiettivo in questo senso è un titolo che aiuta a tracciare in modo univoco la singola attività.

Poi il passo successivo è quello di creare un report personalizzato. I report personalizzati daranno dettagli specifici sull’elemento che si vuole tracciare. Questi dettagli forniscono informazioni su come seguire la misurazione dei KPI.

Ecco come impostare i report di riferimento per tracciare le conversioni della pagina di destinazione:

Vai al tuo account Google Analytics e segui Personalizzazione > Report personalizzati come mostrato di seguito.

Dai al tuo rapporto personalizzato un titolo e poi un nome. Mantenere il “Tipo” come “Explorer” e nominare il gruppo di metriche, se lo si desidera; puoi scegliere di chiamarlo “Pagine di destinazione”.

Fai clic sul pulsante “Aggiungi metrica” ​​e scegli “Comportamento” dal menu a discesa, come mostrato di seguito.

Scorri verso il basso fino a “Obiettivo 10 (Tasso di conversione all’obiettivo di ricerca del sito 10)” e fai clic su di esso. Questo rapporto di conversione mostra la percentuale di visite di ricerca del sito che sono state convertite all’obiettivo.

Successivamente, fai clic su “aggiungi dimensione” e poi su “Comportamento”. Scorri verso il basso e fai clic su “Pagina di destinazione” come si vede nello screenshot qui sotto.

Fai clic sul pulsante “Salva”.

5. Lead magnet download/use

Dal momento che oltre il 95% dei visitatori di un sito se ne andranno senza effettuare un acquisto, sarebbe bene rimanere in contatto con loro. È qui che un lead magnet diventa fondamentale.

L’obiettivo è quello di ottenere che i visitatori scarichino del materiale o si iscrivano a una demo. Questo non solo dà loro qualcosa in modo che possano vedere il valore reale che il sito fornisce, ma permette di ottenere, ad esempio, il loro indirizzo e-mail o altre informazioni vitali.

Ecco allora l’importanza di tenere traccia del download del lead magnet principale o degli abbonamenti grazie le KPI.

È possibile gestire questo KPI SEO utilizzando gli obiettivi GA. Più il pubblico è impegnato, più è probabile che si convertirà in acquirente.

6. Percentuale di abbonati e-mail

Secondo il 59% dei marketer B2B, la posta elettronica ha prodotto il maggior numero di entrate. In effetti, le email di benvenuto hanno aumentato i ricavi fino al 320% per alcune aziende.

In breve, la crescita delle iscrizioni alle e-mail è un KPI vitale. È possibile creare obiettivi da tenere traccia nell’account GA e quindi creare report personalizzati per aiutare a tenere traccia di questi obiettivi.

Gestire un’azienda ha dei costi. E questi costi dovrebbero essere accompagnati da un ritorno sugli stessi. Legare i KPI SEO alle spese e ai ritorni è fondamentale perché gli obiettivi intelligenti aiutano a migliorare le conversioni del sito, utilizzando l’apprendimento automatico. Google utilizza dati anonimi provenienti da migliaia di siti web per migliorare le conversioni.

Ecco un piccolo tutorial su come funzionano gli obiettivi intelligenti:

Sfruttare gli obiettivi intelligenti, gli obiettivi regolari di Google Analytics e i report personalizzati può servire per:

  • Abbassare il costo del PPC e determinare dove il SEO paga il maggior numero di dividendi
  • Determinare il costo di marketing per lead acquisito
  • Aumentare il cliente LTV
  • Aumentare il ROI grazie alla focalizzazione geografica

7. Riduzione percentuale della spesa in PPC grazie al successo della SEO

Poche aziende hanno un budget di marketing infinito e voler diminuire i costi PPC sembra essere una strada obbligata. Più si conoscete il pubblico e come un sito web viene trovato sui motori di ricerca, meno si spende di pay per click marketing per raggiungerlo.

8. Costo per acquisizione di lead e clienti

Un altro KPI SEO di vitale importanza per tenere traccia di quanto costano i lead e i clienti da acquisire deve includere almeno queste voci:

  1. Link building
  2. Campagne sui social media
  3. Campagne e-mail
  4. Creazione di contenuti
  5. Distribuzione dei contenuti
  6. Acquisizione del lead
  7. Lead magnet

E anche i costi tecnici come il web hosting e provider, certificati SSL ecc

9. Valore a vita del cliente (LTV) da SEO

Il valore a vita del cliente è la somma totale di denaro che un cliente spenderà per il periodo di tempo in cui rimarrà cliente. Facciamo un esempio.

Offrite un software come servizio che richiede un abbonamento mensile, dove i clienti rimangono in media 18 mesi e pagano 200 euro al mese, il LTV è:

18 mesi X €200 = €3.600. Il LTV è di €3.600.

Per essere chiari sulla provenienza dei migliori clienti e ottimizzarli meglio sulla base di questi dati, ai fini della valutazione SEO, si dovrebbe guardare in particolare al LTV dei clienti che arrivano al sito attraverso il traffico di ricerca organica.

10. ROI SEO da spendere per regioni specifiche

Se si è rilevato che si sta ricevendo una tonnellata di traffico organico da una regione inaspettata del mondo, il passo successivo è quello di calcolare questo LTV rispetto alla media (da tutte le regioni) e rispetto ad altre regioni.

Dopo tutto, si può ottenere una tonnellata di traffico da una regione, ma migliori conversioni e ricavi da un’altra regione.

Questo potrebbe significare che è necessario migliorare il modo in cui ci si rivolge ai visitatori di quella regione del mondo. Si potrebbe, per esempio, tradurre i contenuti nella lingua madre, o avere una landing page o CTA dedicata a questi visitatori.

Se invece si già monitorando un certo numero di regioni grazie alla SEO, si potrebbe vedere quanto valore si sta ottenendo da quell’investimento SEO calcolando l’importo speso per una SEO regionale mirando alla regione data, e quindi calcolare la risposta (pagine viste, conversioni, iscrizioni, entrate) da parte dei visitatori del sito di quella regione.

On-page SEO KPI

La On-page SEO KPI è fatta di micro obiettivi. Non necessariamente generano entrate per l’azienda (e in alcuni casi non influenzano i costi o il ROI), m nella maggior parte dei casi, sono fondamentali per il successo totale dell’azienda stessa. Ecco perché è bene tracciare e migliorare queste metriche dei KPI SEO, perché influenzano direttamente o indirettamente la generazione di lead e le vendite.

11. Tempo di permanenza sul sito web

Un importante KPI SEO è il tempo di permanenza dei visitatori sul sito. Più a lungo un visitatore rimane a navigare e/o a informarsi all’interno del sito, meglio sarà per l’intero business. Le possibilità di effettuare un acquisto o una conversione aumentano con l’aumentare del tempo di permanenza.

È possibile stabilire degli obiettivi per tenere traccia del tempo di permanenza del sito e ottimizzarli al meglio, e anche se può sembrare simile al tasso di rimbalzo, ma non è la stessa cosa.

Ben sappiamo che Google ha bisogno di due clic per determinare la frequenza di rimbalzo: i clic di entrata e uscita. Senza quell’importante secondo clic, Google può registrare una visita di 35 minuti, dove il visitatore ha lasciato il sito senza cliccare, come se fosse un rimbalzo. Così un sito può avere un alto tempo di permanenza e un alto tasso di rimbalzo allo stesso tempo.

12. Frequenza di rimbalzo

Quanto tempo trascorrono i visitatori su un sito? Affinché la campagna SEO funzioni senza intoppi, la frequenza di rimbalzo è un KPI che non si può trascurare.

La frequenza di rimbalzo di una pagina è la percentuale di persone che lasciano il sito immediatamente all’arrivo su di esso o senza andare oltre la pagina di destinazione. Come abbiamo detto prima, esistono tassi di rimbalzo assoluti e non assoluti.

Un alto tasso di rimbalzo dimostra che il sito web non è in grado di trattenere i visitatori. Rimbalzi malsani possono essere attribuiti a uno qualsiasi dei seguenti fattori:

  1. Non si offre ciò che si dichiara di offrire
  2. Nessuna esiste chiamata all’azione (CTA) nella pagina
  3. Il sito si carica troppo lentamente
  4. Il  design è scarno
  5. Il  contenuto è obsoleto

Il sito dovrebbe essere in grado di condurre i visitatori ad altre pagine su di esso. Un’alta frequenza di rimbalzo dimostra che questo non sta accadendo, ed il risultato finale sarà nessuna conversione.

Anche se, un alto tasso di rimbalzo non è sempre una cosa negativa. Se il tasso di conversione della pagina è alto, allora un alto tasso di rimbalzo può essere più che giusto, sempre a seconda della nicchia dove si opera.

I siti di servizio, i portali e i siti di vendita al dettaglio hanno bassi tassi di rimbalzo compresi tra il 10% e il 40%.
I siti di lead generation e i sito web di contenuti hanno tassi di rimbalzo di circa il 30 – 60%.
I tassi di rimbalzo più alti, dal 70% al 90% circa, sono riscontrati nelle landing page.

Per ridurre la frequenza di rimbalzo bisogna:

  1. Rendere i titoli accattivanti
  2. Dare ai visitatori un motivo per acquistare sfruttando testimonianze, foto o brevi video.
  3. Aggiungere argomenti correlati per permettere ai visitatori di leggere più contenuti
  4. Utilizzare i link interni ad altre pagine del sito
  5. Trovare un argomento accattivante che faccia sì che i  visitatori trascorrino più tempo sulla pagina.

13. Numero medio di pagine visitate per visita

Più pagine un visitatore clicca su un sito, più contenuti vengono visualizzati. Se si desidera monitorare questa metrica è possibile tenere traccia delle visite alle pagine utilizzando Google Analytics.

14. Coinvolgimento della pagina

Più commenti, citazioni, abbonamenti, clicca su link/pagine commerciali, meglio è. Più si riesce a coinvolgere gli utenti con i contenuti, più ranking si ottiene perché Google percepisce che si fornisce un’esperienza utente superiore. È possibile impostare obiettivi in Google Analytics per tenere traccia del coinvolgimento degli utenti.

15. Velocità del sito

I siti più veloci riescono a mantenere più a lungo visitatori. Con più visitatori si generano più contatti e di conseguenza più le vendite. Circa il 30% dei visitatori si aspetta che le pagine vengano caricate in un secondo o meno.

Per testare la velocità di caricamento di un sito possiamo utilizzare Google PageSpeed Insights, lo strumento che fornisce anche consigli su come migliorare la velocità dei siti.

16. Numero di pagine indicizzate

Le pagine di un sito web non verranno mai trovate se non sono indicizzate dai motori di ricerca. Ecco perché è fondamentale utilizzare strumenti come Google Search Console per monitorare quali pagine sono indicizzate o meno.

Off-page SEO KPI

I Off-page SEO KPI sono utili per indicare la competitività e l’authority e nei prossimi sette KPI analizzeremo tutto ciò che può aiutare a sviluppare una strategia SEO off-page.

17. Net Promoter Score (NPS)…..

Net Promoter Score (NPS) misura la fedeltà dei clienti. In breve, un NPS è la risposta che i clienti danno alla domanda: “Quanto è probabile che tu raccomandi [brand] ad un amico o collega?

Google dà la priorità all’autorità del brand sulla rilevanza dei contenuti, partendo dal fatto che i marchi affidabili hanno meno probabilità di pubblicare contenuti falsi o deboli. I fattori di Google nelle recensioni e la valutazione nelle loro classifiche insieme al proprio NPS può fornire utili spunti di riflessione.

Per fare questa analisi è possibile utilizzare strumenti come AskNice.ly, Promoter.io o Wootric per automatizzare il processo dei sondaggi NPS. In definitiva, tenere traccia del NPS aiuta a ridurre il attrition rate.

18. Citation Flow

Questo KPI misura il peso dell’authority di un sito web in base al numero di link che riceve da altri siti web. Utilizza una scala da 0 a 100, dove ogni punteggio superiore a 30 è buono. È possibile tenere traccia di questo punteggio utilizzando strumenti come Monitor Backlink.

Anche se la citation flow è focalizzata sul numero di backlink che si ricevono, è sempre bene che le citazioni provengano da siti autorevoli.

19. Trust Flow

Anche questo KPI è misurato su una scala da 0 a 100, come Citation Flow. Qual è la differenza? In questo caso si parla di qualità del sito web che viene misurata dalla reputazione dei siti che lo linkano. Questo si basa sulla popolarità o sull’affidabilità del sito.

Se si conoscete il trust flow dei concorrenti sarà ben facile capire cosa fare per superarli.

20. Page Authority, Domain Authority and Spam Score

Chi opera in ambito SEO ben conosce questi parametri, perché Page Authority, Domain Authority e Spam Score sono le metriche SEO KPI di Moz. È possibile espandere queste metriche creando contenuti altamente utili e coinvolgenti, per poi guadagnare backlink da fonti autorevoli che citano quei contenuti.

È possibile monitorare la authority della pagina scaricando e installando l’estensione MozBar per Chrome per poi attivarla con la pagina aperta nel browser.

21. Organic Click Through Rate (CTR)

Secondo WordStream, il tasso di click-through rate (CTR) organico di Google per la posizione numero uno nella SERP è sceso del 37% in due anni. Anche se ci sono diverse ragioni per questo calo del CTR organico della posizione numero uno, la causa principale è la forte concorrenza sulla SERP.

È possibile migliorare il CTR organico creando meta title e meta description migliori. Tra gli altri fattori, molti utenti si affidano alle meta description per prendere la decisione di cliccare o no su un contenuto.

22. Classifiche SERP

Non è mai stato così importante essere presente nei risultati di ricerca della prima pagina di Google come lo è oggi. Quasi più nessuno guarda i link dalla seconda pagina in poi. Un recente rapporto dice che il 95% di tutti coloro che fanno ricerche non va oltre la prima pagina della SERP.

Dal momento che il 93% di tutte le esperienze online inizia con la ricerca, le SERP hanno sempre più importanza. È possibile tenere traccia delle classifiche di ricerca utilizzando strumenti come Monitor Backlinks.

23. Profilo backlink e traffico del sito

Acquisire backlink di alta qualità è una delle strategie SEO Off-Page più efficaci che si possono  sfruttare. Avere backlink credibili dà credibilità all’intero sito e i motori di ricerca lo classificano più in alto.

Non per altro il profilo dei backlink di un sito influenza quasi tutti i KPI di SEO.
Ecco perché si dovrebbe imparare a monitorare:

  1. Il numero di link acquisiti da siti di nicchia
  2. Il numero di link acquisiti da siti di alta autorità
  3. Il numero totale di backlink guadagnati
  4. Il tasso di crescita dell’acquisizione dei link

Generalmente si vuole mantenere questi parametri in crescita. Quindi, come si ottiene questo risultato? Utilizzare le migliori pratiche di link building e sfruttare Google Analytics per tracciare il ROI di link building.

Il link building ROI è sia la quantità che la qualità dei visitatori che un sito sta guadagnando grazie ai link acquisiti.

Per questo processo, Google Analytics è un ottimo strumento. Per far ciò è importante creare un report personalizzato e configurare le metriche e dimensioni per misurare le fonti dei visitatori, andando così a recuperare tutte le informazioni sufficienti per sviluppare un KPI. Questo KPI può quindi essere utilizzato per decidere se la strategia è valida o meno.

Ecco una guida rapida per determinare il ROI di link building utilizzando Google Analytics. Vai al tuo account Google Analytics. E poi a Personalizzazione > Report personalizzati

Dare al rapporto un titolo, come “Link Building ROI Custom Report” e poi nominare la scheda del rapporto. Quindi, clicca su “aggiungi metrica” e poi su “Utenti”.

È possibile scegliere qualsiasi metrica che si desidera analizzare dal menu a discesa.

Quindi, clicca su “aggiungi dimensione” e poi su “Sorgente”.

Ora clicca su “Salva”.

A questo punto si dovrebbe vedere il rapporto visualizzato a seconda della metrica che sono state tracciate. In questo caso, abbiamo scelto di monitorare il tempo medio sulle pagine provenienti da fonti diverse.

Dal test appena fatto noterete che i visitatori diretti hanno trascorso più tempo su quel sito rispetto ai visitatori di Google Search, a 2 minuti e 27 secondi, e 1 minuto e 15 secondi rispettivamente.

È possibile impostare diverse varianti di questi rapporti personalizzati per soddisfare il traffico e i link building KPI. Alcuni dei KPI di traffico che si possono tracciare includono

  1. Percentuale Aumento del traffico del sito nel tempo
  2. Percentuale del traffico del sito che diventa lead (e poi clienti)
  3. Percentuale di traffico del sito che contribuisce ad altri obiettivi di business oltre alla generazione di lead.
  4. Aumento percentuale del traffico da parte dei referenziati auspicabili
  5. Aumento del traffico grazie alla ricerca di marca
  6. Aumento del traffico a causa di ricerche non di marca
  7. Percentuale di pagine del sito che generano traffico

Tempo per l’azione

Ora sai quali sono le metriche dei KPI SEO da impostare e tracciare. Come scegliere quali KPI sono adatti alla tua azienda. Approfondimenti utili su come tracciare questi KPI SEO.

Non c’è più niente che possa spaventarvi.

La bestia è domata. È tempo di agire!

[via: monitorbacklinks ]

 

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