In SEO

In Italia la link building è ancora un qualcosa di sconosciuto, o almeno è ancora un argomento difficilmente interpretabile. La link building non è o nera o bianca, ma è ricca di sfumature. Ecco perché le  troppe informazioni contraddittorie possono mettere ko un sito web in pochissimo tempo.

Oggi analizzeremo insieme 8 miti della link building pericolosi che se attuati possono portare ad avere pesanti penalizzazioni nei più importanti motori di ricerca sia italiani che stranieri.

Mito n 1 – Tutti i link della pagina hanno lo stesso valore di ranking

Ancora oggi molte persone pensano che qualunque sia il posto che un link occupa all’interno di una pagina web il suo valore di ranking non cambi. In verità la cosa è molto diversa, basti pensare ai link nel piè di pagina che fino a qualche anno fa andavano per la maggiore.

Per capire meglio come ragionano i motori di ricerca bisognerebbe sempre domandarci: quale link ha più possibilità di essere cliccato? Per provarlo, diamo un’occhiata a ciò che hanno da dire gli esperti di Google e della SEO.

Fatto n. 1
Il brevetto di Google ci dice che “classifica i documenti in base al comportamento dell’utente e/o ai dati sulle caratteristiche” fornendo diversi fattori che possono influenzare il valore del link, come ad esempio:

  • Dimensione dei caratteri del testo di riferimento del link;
  • Posizione del link sulla pagina;
  • Posizione del link sulla lista;
  • Colore e attributi dei caratteri (corsivo, grassetto, grassetto, ecc.);
  • Tipo di link (ad esempio, link immagine);
  • Contesto di testo che circonda il link;
  • Altro ancora.

Fatto n. 2
John Mueller di Google in uno dei suoi Google Hangout conferma l’influenza della posizione del link all’interno della pagina:

“[…..] Questa è l’area della pagina in cui hai il tuo contenuto primario, il contenuto che questa pagina riguarda in realtà, non il menu, la barra laterale, il piè di pagina, l’intestazione … Allora questo è qualcosa che prendiamo in considerazione e cerchiamo di usare questi link”.

Fatto n. 3
Esperti di SEO come Bill Slawski, Rand Fishkin e altri ancora confermano la tesi che più un link è posizionato in alto sulla pagina, più pesa e più valore passa alle pagine a cui si collega.

Due cose a questo punto sono di vitale importanza: la prima che nel caso in cui vi siano più link allo stesso URL, Google li vedrà tutti, ma solo il primo link in HTML avrà importanza in termini di superamento del valore del ranking.

La seconda cosa da tenere sempre a mente è che i redirect e i canonical passano lo stesso valore dei normali link all’interno del body.

Suggerimenti e trucchi:

1. Se leggiamo attentamente i brevetti di Google capiamo l’importanza che i link più importanti hanno all’interno del body. Devono cioè sempre essere posizionati in alto sulla pagina o nella lista all’interno del contenuto.

2. Le pagine che contengono backlink di alta qualità devono sempre essere monitorate evitando che i link siano rotti. In caso contrario tutto il lavoro svolto sarà sprecato.

3. Le pagine più importanti non devono mai avere problemi di crawlability. Utilizzare un tool che faccia l’audit del sito è fondamentale per rilevare tali problemi, andando a controllare le sezioni indicizzazione e crawlability per i codici di stato 4xx/5xx e scoprire così le pagine che non possono essere indicizzate.

Anche in questo caso oltre a controllare se ci sono link rotti, bisogna fare attenzione ai redirect e ai canonical.

Mito n 2 – I link alle immagini sono negativi per la SEO

Prima di affrontare il secondo mito sulla link building è bene ricordare che qualsiasi attività SEO, se abusata ed estremizzata, può essere dannosa e tutto ciò vale allo stesso modo per le immagini.

Fatto n. 1
Detto subito che non c’è alcuna penalità per l’utilizzo degli image link, se gli alt tag delle immagini sono pieni di keyword con il solo scopo di manipolare le classifiche vien da sé che la procedura va contro le linee guida di Google.

Anche perché se prendiamo l’alt text e l’anchor text dell’immagine quando l’immagine è un link ciò che i crawler rilevano è sempre il testo, facendo sì che sia il testo che le immagini vengono tradotti nella stessa lingua della codifica.

Fatto n. 2
Google un po’ di tempo fa ha avuto difficoltà a leggere le immagini e in un comunicato ufficiale scrisse:

“Cercate di usare il testo al posto delle immagini per visualizzare nomi, contenuti o link importanti. Se devi usare le immagini per il contenuto testuale, usa l’attributo alt per includere alcune parole di testo descrittivo”.

Suggerimenti e trucchi:

1. Anche se Google sta lavorando molto alla sua Intelligenza artificiale e all’Object Detection nelle immagini è sempre bene non lasciare vuota l’image alt text. Anche in questo caso on line esistono tool audit che controllano la presenza di testi alt vuoti.

Generalmente possiamo dire che non c’è bisogno di riempire tutti gli alt text, anche se è sempre bene farlo per immagini utili come infografiche, diagrammi, schermate di qualche processo, ecc.

Esiste, inoltre, un’ampia gamma di situazioni generali in cui si potrebbe voler collegare un’immagine ad un’altra pagina:

  • L’immagine funge da riferimento ad un altro articolo o documento;
  • Un’immagine è un’icona di accompagnamento per un link di navigazione;
  • Si tratta di un’infografica che deve essere ingrandita o visualizzata su una pagina separata.

Nei casi in cui si linka un’immagine non bisogna mai dimenticare di utilizzare una didascalia e un testo alternativo.

2. Spesso nei nostri articoli scriviamo di come le immagini siano un’ottima strategia di link building. Quando si creano infografiche, grafici, meme, ecc.  altri siti web possono utilizzarle con un riferimento al sito web che le ha pubblicate, andando ad acquisire così backlink naturali.

Non sempre, purtroppo, i siti web di terze parti citano la fonte. Un trucco è periodicamente quello di andare sul proprio sito web, cliccare ad esempio sulla infografica e selezionando “Cerca in Google immagini” nella finestra pop-up. In questo modo andiamo a scoprire tutti i siti web che usano l’ immagine senza un riferimento. A questo punto è buona prassi chiedere di risolvere il malinteso.

Mito n 3 – Tutti i link dovrebbero essere rel=nofollow

Sui link follow e nofollow andiamo ad addentrarci in quello che forse è il mito dei miti della link building. Un mito sicuramente pericoloso perché da sempre avvolto nel mistero.

Fatto n. 1
Vero è che un profilo backlink naturale ha un numero considerevole di link nofollow (e a volte anche più di quelli dofollow). Allo stesso tempo i siti spammy possono avere fino al 100% di link dofollow. Tuttavia, mentre senza nofollow il web affonderebbe nello spam, la maggior parte dei link sul web sono ancora dofollow.

Fatto n. 2
Google sui link nofollow dice: “In generale, non li seguiamo. Questo significa che Google non trasferisce PageRank o testo di riferimento attraverso questi link. In sostanza, l’utilizzo di nofollow ci fa cadere i link di destinazione dal nostro grafico generale del web. Tuttavia, le pagine target possono ancora apparire nel nostro indice se altri siti vi si collegano senza usare nofollow, o se gli URL sono inviati a Google in una Sitemap. Inoltre, è importante notare che altri motori di ricerca possono gestire nofollow in modi leggermente diversi”.

Rendendo tutti i link nofollow c’è il rischio di danneggiare la strategia SEO. Immaginiamo per un momento che tutti i link di un sito web siano nofollow. Avranno tutti la stessa qualità perché non c’è una domain authority. Come farebbero i motori di ricerca a valutare il sito web?

Fatto n. 3
Per anni la SEO ha vissuto lo spettro del PageRank quando le persone avevano paura di linkarsi e perdere il loro PageRank.

Visto che non funziona più già da un po’ di tempo è sempre bene ricordare cosa disse Matt Cutts nel 2009:
“Cosa succede quando hai una pagina con “dieci punti PageRank” e dieci link in uscita, e cinque di questi link sono nofollowed? Originariamente, i cinque link senza nofollow avrebbero fatto scorrere due punti di PageRank ciascuno (in sostanza, i link nofollowed non contavano verso il denominatore quando si divideva il PageRank per il grado esterno della pagina). Più di un anno fa, Google ha cambiato il modo in cui scorre il PageRank in modo che i cinque link senza nofollow fluiscano di un punto del PageRank ciascuno”.

Suggerimenti e trucchi:

1. Come regola generale vale sempre quella di cercare di mantenere un profilo link equilibrato. Nofollow è stato introdotto per ridurre lo spam e quindi impostare una regola nofollow per la sezione commenti o qualsiasi altro luogo dove le persone possono aggiungere i propri link è una regola sempre valida.

2. Aggiungere un tag nofollow per quei link che si desidera mantenere ma che non si vuole indicizzare (ad esempio, la policy privacy). Anche in questo caso i vari audit tool vengono in soccorso mostrando quali link all’interno di un sito web sono dofollow/nofollow.

3. La stessa procedura è sempre bene attuarla anche per i backlink nofollow. Una volta individuati dalla sezione “Contatti” si può scrivere ai webmaster per chiedere se c’è la possibilità di rendere i backlink “follow”.

Mito n 4 – I link da siti simili a quelli di Wiki garantiscono un alto ranking

Erroneamente si pensa i link da siti con un’autorità eccezionalmente alta portino un aumento di ranking. Purtroppo non è assolutamente vero.

Fatto n. 1
Google classifica Wikipedia e gli altri siti simili esattamente come classifica tutti gli altri siti web. Ossia conta solo il valore del PageRank dei link a quella particolare pagina, tanto che Google stesso dice “Wikipedia is ranked just like any other website”.

Suggerimenti e trucchi:

Sapendo che tutti i siti sono classificati in base agli stessi fattori l’unica cosa da analizzare è il PageRank dei link. Pur sapendo che il PageRank di Google non è più pubblico, alcuni tool online hanno realizzato delle valide alternative come il InLink Rank. Come tutte le metriche anche questa va analizzata e studiata per quello che è, ma riflette abbastanza bene il potere di classificazione di qualsiasi pagina.

 

Mito n 5 – I link esterni contano di più di quelli interni

I link esterni contano di più di quelli interni? Forse sarebbe meglio dire che i link interni ed esterni hanno ciascuno la propria importanza.

Fatto n. 1
Mentre i link inbound sono uno dei fattori di ranking più importanti, i link interni svolgono un ruolo principale, perché, collegando le pagine di livello superiore a quelle di livello inferiore, si dà una spinta di link juice alle pagine “malnutrite” o come dicono in America alle malnourished page.

Inoltre i link interni, collegando i vari contenuti, creano i cosiddetti topic cluster. Tutto ciò è fondamentale perché la semantica permette a Google di scoprire l’intero cluster di argomenti invece di una singola pagina, e una volta innescato il meccanismo Google considererà il progetto web come esperto in quel particolare campo.

Suggerimenti e trucchi:

1. Ancora una volta i tool on line fanno il loro gioco e grazie ad essi è facilmente individuabile quali pagine all’interno di un sito web hanno l’autorità più alta e più bassa. A questo punto il passo successivo è facilmente immaginabile perché le pagine più potenti dovranno collegarsi alle pagine più deboli andando così nel tempo ad ottenere una certa influenza sull’autorità.

Mito n 6 – I link sono il fattore di ranking più importante.

Questo mito sulla link building è molto pericoloso, e molto probabilmente risale ad una affermazione di Andrey Lipattsev, Google Search Quality Senior Strategist, quando disse: “Contenuto, link e RankBrain sono i primi tre fattori di ranking.

Fatto n. 1
Ora, sappiamo bene che ci sono 200 fattori di ranking relativi a UX, usabilità mobile, prestazioni tecniche, intento di ricerca ecc.

I fattori di ranking di Google sono sempre in evoluzione tanto che è Google stesso che li seleziona concentrandosi sull’intento di una particolare query. John Mueller lo ripete spesso, come spesso dice che i link sono molto preziosi perché sono uno dei rari fattori il cui effetto si vede quasi immediatamente. Ma è sbagliato pensare che Google ignori tutti gli altri fattori per dare priorità ai siti con sorprendenti profili di backlink.

Suggerimenti e trucchi:

Se nessuno mette in dubbio che i backlink sono uno dei fattori più importanti, è altrettanto vero che devono essere controllati e monitorati in modo costante. Molti tool segnalano i link spam o i backlink potenzialmente pericolosi.

L’esperienza e l’utilizzo incrociato di più programmi sono fondamentali per capire se un sito web ha bisogno o no del disavow link di Google, lo strumento “ufficiale” per ripulire il profilo backlink di un sito web.

Mito n 7 –  I link non rilevanti per una nicchia non aiutano il site rank

Ancora una volta siamo a sfatare un mito: non è assolutamente vero che i link non rilevanti sono fondamentalmente link di bassa qualità.

Fatto n. 1
Se fino ad ora abbiamo detto che per raggiungere un determinato ranking bisogna avere link rilevanti, se un sito web riceve un backlink non pertinente che proviene da un sito di alta autorità non c’è alcun motivo di cui preoccuparsi.

Google non disapproverà mai i link che provengono da:

  • Editorially given: anche perché se provengono da realtà editoriali comprovate molto probabilmente sarà  difficile per i competitor ottenere gli stessi link.
  • Da una fonte locale: quando si tratta di un’azienda locale, i link al sito web possono provenire tranquillamente e in modo naturale anche da directory, media locali o semplicemente dal blog amatoriale gestito dal vicino di casa.
  • Dalla nicchia indirettamente rilevante per il business: immaginiamo di avere un’azienda agricola e improvvisamente decidiamo di affittare una minima parte degli animali che alleviamo. Dopo qualche tempo scopriamo di essere stati inclusi nell’elenco pubblicato in un articolo di una rivista di salute che parla di come affrontare lo stress con l’aiuto degli animali. Questi link possono, almeno in via teorica, portare nuovi clienti e quindi non ha alcun senso rinnegarli.

Mito n 8 –  Il guest posting per la link building è morto

Eccoci arrivati all’ultimo mito da sfatare. Da anni anche in Italia si Dice che la “SEO è morta” e già da molti mesi c’è chi aggiunge che anche il guest posting è morto.

Ancora una volta le false credenze affondano le proprie radici in un’altra affermazione di Matt Cutts, ma come sempre basterebbe utilizzare la logica per capire che quest’ultimo mito è del tutto falso.

Fatto n. 1
Quello che Matt Cutts voleva dire era che lo spammy guest posting è morto. Anche perché, per quale motivo i motori di ricerca dovrebbero penalizzare un sito web se pubblica un articolo su una piattaforma autorevole con l’obiettivo di costruire il proprio brand?

Parliamo di brand promotion a 360 gradi o se si vuole di brand identity dove il guest posting non riguarda solo la link building (anche perché la maggior parte di questo tipo di link saranno impostati con l’attributo nofollow direttamente dall’editore) ma viene anche utilizzato per dare al brand maggiore visibilità. Diventa così una fonte indiretta di flusso di traffico.

Suggerimenti e trucchi:

1. Prima di tutto, quando si pensa a un’opzione di guest posting, bisogna controllare chi già cita il brand o quello dei competitor.

2. Quando un blog invita a pubblicare un guest post bisogna controllare se pubblica contenuti di qualità, altrimenti è bene rifiutare l’invito.

3. Oltre ai link in bio è sempre bene utilizzare link contestuali anche se sono nofollow.

4. Utilizzare il guest blogging come una grande opportunità per costruire un brand e la sua reputazione, creando contenuti di qualità che siano realmente interessanti per i lettori. Il guest posting è un ottimo modo per far crescere il proprio profilo link in modo naturale.

Coscienti di aver individuato solo 8 falsi miti da sfatare sulla link building dobbiamo, per onor di cronaca, dire che ne esistono molti ma molti di più.

La ricetta migliore per combatterli è solo una: quella di usare il buon senso quando si affronta un nuovo mito, anche se proviene da una fonte affidabile, perché la SEO, come diciamo sempre, è una disciplina olistica e come tale va interpretata caso per caso, diffidando delle verità che molti SEO guru spacciano per assolute quando, invece, altro non sono che dei minimi spaccati di un’eterogeneità di variabili.

[via link-assistant.com]

 

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Comments
  • Luca
    Rispondi

    Buongiorno Antonio, articolo molto esaustivo e utile d’altronde come ogni contenuto di studio samo… mi permetto però di dissentire sul Punto 6 in merito ai link in entrata… tutto assolutamente corretto ma non li metterei nei miti da sfatare perchè il link building rimane comunque uno dei fattori di posizionamento più importanti ed influenti. Niente da dire sulla pericolosità, sulla difficoltosa gestione e sugli innumerevoli inganni della rete per poterne ottenere sempre più… ma non è un mito. Spero che tu comprenda la mia visione e condivida il mio commento. Grazie e complimenti!

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