Già… cosa vuole il lettore dal tuo blog? Esatto, proprio dal tuo blog.

Spesso mi ritrovo a parlare con i clienti, con persone che confidano nell’uso delle nuove dinamiche social. E con grande stupore scopro che, nella maggior parte dei casi, loro hanno le idee chiare: loro sanno cosa vogliono.

Chi ha detto che il cliente non sa quello che vuole. Loro lo sanno. Il punto è che vogliono tutto. Vogliono un blog che dia visibilità, che faccia vendere, che permetta all’azienda di ottenere un buon risvolto in termini di brand awareness e lead generation. Vogliono tutto e in breve tempo perché “Che ci vuole, batti due tasti fai qualche magia”.

Poi rimangono di stucco quando, in fase di intervista preliminare, faccio la domanda: “Secondo te cosa vuole il lettore del tuo blog?”. Cosa vuole quella persona che per un motivo assurdo capita sul tuo blog? Nella maggior parte dei casi la risposta combacia con una serie di versi e intercalari. Qualcuno ignora la presenza del lettore (ma noi dobbiamo essere visibili su Google), i più audaci ammettono un totale disinteresse: il blog è mio (o della mia azienda) quindi scrivo quello che voglio.

Sostituisci “quello che voglio” con “articoli autocelebrativi, vanagloriosi, inutilmente commerciali” e il gioco è fatto. In un attimo hai idea della concezione media del blog, di come viene percepito lo strumento blogging. Io però insisto: secondo te cosa vuole il lettore del tuo blog? Nel corso dei mesi (anzi, degli anni) ho individuato dei punti trasversali. Punti condivisibili.

Semplicità

Facile tirare in ballo la semplicità, a tutti piace la semplicità. Perché un blog semplice è un blog che riesce a far emergere la qualità. Affogare la polpa in una marea di articoli, periodi, frasi e parole inutili vuol dire silenziare il tuo lavoro, soffocarlo in un mare in tempesta.

Stai procedendo con il freno a mano tirato, ecco. Il lettore si annoia, non trova quello che vuole e si dirige verso altri lidi. Quindi devi abbandonare la tara, e questo è l’input che arriva. Devi abbandonare la tara, certo, ma senza rinunciare al contenuto. Non puoi sfoltire un articolo eliminando anche il nocciolo del discorso, ma soprattutto eliminando le emozioni.

azienda social

Perché questo è il messaggio che passa: semplifica, lascia solo le informazioni. Le emozioni sono un orpello inutile. Ed è proprio qui l’errore. In un mondo dove lo storytelling, la narrazione del brand, diventa sempre più importante e il marketing dell’interruzione si avvia verso il tramonto non puoi rinunciare alle emozioni.

Non puoi rinunciare a quel contenuto che attira il lettore grazie alla leva emozionale. Basta dare uno sguardo alle strategie per creare una buona headline: ha senso basare tutto su un titolo informativo? Ha senso puntare su una headline capace solo di soddisfare le esigenze di Google? Il mio punto di vista: devi mescolare i codici, devi unire informazione, emozione e buone regole del tag title. Un titolo semplice si può trasformare in un titolo inefficace.

  • Consiglio: il lettore non vuole articoli brevi o lunghi. Vuole articoli giusti.

Contatto

Contatto con il lettore. Non vuoi scrivere un blog solo per dare testo in pasto a Google, vero? Non funziona così: devi scrivere per i lettori, ma questo già lo sai. E sai anche che il blog non è uno strumento utile per pubblicare contenuti ma (anche) uno strumento per fare conversazione?

Esatto, il blog è conversazione. Le conversazioni possono nascere nei commenti del tuo blog, nei commenti della tua pagina Facebook o su Google Plus. Possono svilupparsi su Twitter. Tu lanci un’idea, un’opinione, e la rete risponde. In alcuni casi critica. Quindi tu devi esserci sempre, e devi entrare nella conversazione in punta di piedi senza pretendere di avere ragione, senza forzare la mano e proporre link o verità assolute.

Il lavoro del blogger (soprattutto del blogger aziendale) è fatto di equilibri. Nella conversazione devi fare customer care, devi dare informazioni utili, devi tamponare situazioni critiche. E lo devi fare con intelligenza. Altrimenti trasformi il blog in un’arma controproducente. E tu non vuoi questo, vero?

  • Consiglio: il lettore vuole parlare con te, non vuole lezioni o morali da te.

Utilità

Concetto particolare. Spesso parliamo di contenuti di qualità, ma è sempre più difficile definire i criteri di un simile contenuto. per me un contenuto di qualità è breve, immediato, per un altro è denso, approfondito. Meglio parlare di contenuti utili per un determinato pubblico e per una determinata occasione.

Devo rilanciare una notizia? Il contenuto conterà poche righe. Devo descrivere un case study? Userò tutte le parole necessarie. Un contenuto utile è definito intorno al lettore, ed è lui a giudicare. Per questo è inutile stabilire dei paletti a priori e illudersi di poter continuare a gestire un blog come un media tradizionale.

Gli annunci pubblicitari legati alle regole dell’outbound marketing non funzionano più. Oggi nella creazione dei contenuti regnano le regole dell’inbound marketing, ovvero del marketing che ti permette di attirare utenti. Sono loro che trovano te e che ti cercano con piacere perché sei in grado di fornire contenuti utili e semplici, senza rinunciare al contatto umano. Il cerchio si chiude, vero?

  • Consiglio: il lettore vuole contenuti utili, non contenuti di qualità (secondo te).

Ora tocca a te. Ora devi essere in grado di consigliare il tuo cliente, e non solo scrivere articoli. Oggi al figura del blogger non si limita alla scrittura: deve dirigere il cliente, deve studiare l’azienda da raccontare ed estrapolare i valori migliori. Sei d’accordo?

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