Minimum Viable Product: cos’è e perché è fondamentale per il tuo business

Mai sentito parlare di Minimum Viable Product? È la versione basic di un prodotto/servizio ancora da sviluppare, che però contiene le caratteristiche necessarie per essere usato dagli utenti. Vediamolo meglio insieme!
Tempo di lettura 5 minuti
minimum viable product

Il Minimum Viable Product, conosciuto anche come MVP, rappresenta la concretizzazione della Unique Value Proposition, ossia della promessa che fa il brand al proprio target di riferimento.

Infatti, permette agli utenti, soprattutto a coloro che sentono un determinato problema in maniera forte, di sperimentare subito la soluzione e renderli degli early adopter.

Si tratta di un metodo che permette di massimizzare l’apprendimento verso il prodotto/servizio investendo il minimo sforzo in termini di tempo e di costi, al fine di realizzare la versione finale del prodotto/servizio, anche grazie ai feedback ed all’esperienza diretta da parte dell’utente.

Come abbiamo detto poco fa, un Minimum Viable Product non è un prodotto/servizio perfetto, visto che avrà bisogno di varie release prima di definirsi tale.

 Ma, l’obiettivo di fare più release è proprio quello di testare l’output, attraverso degli A/B test, per analizzare come reagisce il mercato, in modo di poter offrire il prodotto/servizio più performante per il proprio target.

Ma da dove bisogna cominciare per realizzare un MVP?

Vediamolo subito insieme!

Bisogno

Per realizzare un Minimum Viable Product è necessario analizzare il mercato, i feedback delle Buyer Personas di riferimento, attraverso i social ed i focus group, per ottenere una risposta consapevole ed i motori di ricerca, per avere una risposta latente.

È fondamentale individuare una reale necessità, sia attraverso l’analisi dei bisogni latenti che dei bisogni espressi degli utenti.

Ma che cosa sono i bisogni latenti?

I bisogni latenti sono tutte quelle richieste di cui un utente non sa di avere bisogno, fino al momento in cui non viene intercettato da un contenuto ad hoc, come ad esempio un post attraverso i social media.

Che cosa sono, invece, i bisogni espressi o consapevoli?

I bisogni consapevoli, sono tutte quelle richieste di cui un utente è conscio di avere necessità e possiamo intercettarli attraverso attività di content marketing oppure di advertising su Google.

Buyer Personas

Le Buyer Personas sono delle rappresentazioni fittizie dei clienti ideali del brand, di un prodotto/servizio e vengono create sulla base di dati raccolti attraverso statistiche, sondaggi ed interviste, che tengono conto di caratteristiche socio-demografiche, psicografiche e comportamentali.

È importante tenere bene a mente che un prodotto/servizio deve risolvere un problema, infatti l’obiettivo principale del marketing è proprio quello di mettere in relazione la domanda con l’offerta.

Se ciò non avviene si tratterà solamente di una bella idea che però rimarrà fine a se stessa e non porterà alla conversione dell’utente.

Mercato

Il mercato sarà il tuo miglior amico, infatti prima di lanciare un qualsiasi prodotto/servizio sul proprio mercato di riferimento, bisognerebbe sempre partire da un’analisi approfondita dello stesso.

Ti consiglio di valutare attraverso il benchmarking come si comportano i competitor, sia diretti che indiretti, verificare le barriere d’ingresso, i potenziali entranti ed eventuali prodotti/servizi sostitutivi come espresso dal modello delle 5 forze di Porter.

Analisi SWOT

L’Analisi SWOT è uno strumento sintetico ed analitico che permette di  analizzare la situazione dell’azienda e del prodotto/servizio, sia dal punto di vista interno all’azienda, attraverso i Punti di Forza ed i Punti di Debolezza, sia dal punto di vista esterno alla stessa, attraverso le Opportunità e le Minacce.

Infatti, un’Analisi SWOT è formata da 4 punti, rispettivamente:

  • Strenghts, ossia i Punti di Forza, che sono necessari per individuare le aree più performanti dell’azienda e del prodotto/servizio
  • Weakness, ossia i Punti di Debolezza, che sono necessari per individuare le aree di miglioramento all’interno dell’azienda e del prodotto/servizio
  • Opportunities, ossia le Opportunità dell’ambiente esterno verso l’azienda e/o il prodotto/servizio
  • Threats, ossia le Minacce dell’ambiente esterno verso l’azienda e/o il prodotto/servizio

Risorse

Lanciare un MVP consente di ridurre gli sprechi sia in termini di risorse umane che monetarie.

Infatti, si ottiene un prodotto/servizio funzionante, che sin dal primo rilascio rappresenta un ottimo test per valutare se questo abbia o meno mercato, se siano presenti eventuali criticità o se sia meglio cambiare progetto.

Cambiamento

È importante che un MVP sia sottoposto ad ogni release a modifiche ed integrazioni, ma se nonostante i cambiamenti non risulti performante, è meglio prendersi una pausa e ricalibrare il tiro oppure cambiare progetto, al fine di evitare un inutile dispendio di risorse.

Vediamo adesso, step by step, come si realizza un Minimum Viable Product!

Problema

Per realizzare un Minimum Viable Product è necessario partire da un problema, individuando sia i bisogni latenti che i bisogni espressi, a cui non sia ancora stata data una risposta idonea da parte del mercato.

Che cosa s’intende per “bisogno latente” e per “bisogno espresso”?

I bisogni latenti sono quelle richieste dell’utente di cui non sa di avere bisogno, mentre i bisogni espressi sono necessità di cui l’utente sa di avere bisogno.

Pianificazione

La pianificazione è la fase in cui si realizza la baseline del progetto, ossia un documento, che mantiene ben salda la rotta, come se fosse una mappa o una bussola da consultare durante un viaggio.

Ovviamente, il progetto non sarà identico a quanto stabilito nella roadmap, perchè nello gestione dei progetti, possono esserci imprevisti, criticità o cambiamenti.

Tuttavia, è importante pianificare le varie fasi di progetto, al fine di realizzare le iterazioni necessarie fino al rilascio del prodotto/servizio, che coincide con l’ultima release.

A/B Test

Dopo la fase di pianificazione, segue la fase di realizzazione, ossia la fase in cui viene realizzata la prima versione del prodotto/servizio.

Durante questa fase è possibile iniziare a fare degli A/B test, ossia un test che ammette solo due varianti, al fine di verificare quale sia la migliore per quel determinato progetto.

In caso di feedback positivo, il test sarà l’output per realizzare le iterazioni seguenti, se invece, si avrà feedback negativo, sarà necessario apportare delle modifiche, tenendo conto delle statistiche ottenute dall’analisi del comportamento del target. 

Versione Definitiva

La versione definitiva corrisponde all’output finale e rappresenta, quindi, il prodotto/servizio finito.

Questo prodotto/servizio è la somma di tutte le release realizzate dalla fase iniziale fino a quella finale e come tale risulta perfetto, sia dal punto di vista strutturale che per la soddisfazione del cliente.

Tuttavia, nonostante si tratti di un prodotto/servizio finito, é possibile apportare nuove modifiche ed integrazioni nel tempo.

Se ci pensi bene è ciò che avviene con le app: avrai, sicuramente, notato che in periodi di tempo specifici, avvengono degli aggiornamenti, che possono variare a seconda del software, per rilasciare dei miglioramenti.

L’aggiornamento è una release che va ad eliminare eventuali bug ed a migliorare l’esperienza d’utilizzo del cliente.

Lean Startup

Lean Startup è una metodologia che si basa sull’esperienza dell’utente, infatti un prodotto/servizio viene realizzato solo se è presente un’effettiva richiesta da parte del mercato.

L’obiettivo di questo metodo è quello di creare una risposta, partendo dall’analisi dei bisogni dell’utente per realizzare un MVP.

Questo approccio è particolarmente indicato per lanciare e validare start up e prodotti/servizi sul mercato.

Agile Project Management

Il Project Management è una metodologia, sviluppatasi negli anni Cinquanta nell’ambito ingegneristico, ma che ben presto ha saputo adattarsi ad ogni tipologia di azienda e ha saputo crescere di pari passo all’economia mondiale.

Questo approccio è utilizzato per ottimizzare la gestione dei progetti, attraverso procedure e processi, che garantiscono un risultato efficace ed efficiente.

Esistono due metodologie per fare Project Management: la metodologia Waterfall e la metodologia Agile.

La prima ha un approccio tradizionale e più rigido, diffusa principalmente presso PMI e multinazionali, mentre la seconda ha un un approccio più snello e dinamico, che la rendono particolarmente indicata per start up ed aziende innovativo tecnologiche.

L’Agile Project Management è una disciplina nata a cavallo del 2000 e che, vista la sua natura dinamica, dà il massimo nella gestione di software e progetti IT, grazie alle fasi iterative che la compongono, dette sprint.

Questa caratteristica strutturale la rendono una metodologia perfetta per realizzare un MVP, in maniera veloce, efficace ed efficiente.

Spero che abbia trovato utile questa mini guida sul Minimum Viable Product e che inizierai ad usare questo approccio nella tua azienda: l’avevi mai sentito nominare oppure lo utilizzi solitamente? Diccelo nei commenti!

Desiree Morlando

Desiree Morlando

Ciao!Mi chiamo Desiree, sono una Copywriter, Digital Strategist e Project Manager. Scrivo da sempre, dapprima per passione e poi per professione: approdata nel mondo digitale, in maniera del tutto casuale non l’ho più abbandonato, ma anzi muovendo i primi passi tra blog e social ho iniziato ad appassionarmi sempre più alla strategia e al digital marketing.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Solo per veri

Digital Marketer

Ricevi i nostri migliori articoli, contenuti gratuiti, offerte riservate e tanto altro!

Solo per veri
Digital Marketer

Ricevi via email i nostri migliori articoli, contenuti gratuiti, offerte riservate e tanto altro!