Questa è la tua idea: creare buoni contenuti per il pubblico. E poi suggerire qualcosa di nuovo, articoli correlati per mantenere il lettore all’interno del blog. Più pagine legge, più occasioni ci sono di fidelizzarlo. E magari di ottenere il risultato sperato. Che può essere diverso:

  • Iscrizione alla newsletter.
  • Acquisto di un prodotto/servizio.
  • Link a una pagina.
  • Condivisione o commento.

Come suggerisce anche Fabio Piccigallo nel suo blog, il numero di pagina per visita, ovvero le PPV, e il bounce rate (frequenza di rimbalzo) sono KPI importanti per un blog. Ecco un passaggio che ha catturato la mia attenzione:

“Un blog affermato (o meglio, un blog di un autore affermato) che sappia utilizzare gli strumenti giusti di correlazione tra gli articoli dovrebbe avere un buon PPV e un bounce rate non troppo elevato (www.fabiopiccigallo.com)”.

Certo, partecipare a un corso di web analytics può far comodo quando devi gestire un blog – soprattutto quello di un’azienda o di un cliente. Ma basta dare uno sguardo a Google Analytics per capire cosa sta succedendo sul tuo spazio. Le persone leggono poco, e i classici consigli per abbassare il bounce rate (la percentuale di individui che visita solo una pagina) non hanno effetto.

Hai inserito gli articoli correlati, hai usato un widget con i post più letti, hai puntato sui link interni. Poi? Come spingere i lettori a leggere un numero maggiore di contenuti? La risposta la puoi trovare online: ho fatto qualche ricerca e ho individuato metodi interessanti per mantenere il lettore sul blog.

Infinite Scrolling

Vai nella home page di Mashable. Inizia a scrollare, a scendere con il mouse. Cosa noti? C’è l’infinito davanti a te, non esiste un footer. Un mare di contenuti ti sommerge e sembra che non ci sia una fine. Questo è l’infinite scrolling, una soluzione che permette ai grandi produttori di contenuti di far emergere il proprio lavoro.

L’infinite scrolling è presente nella home page, ma anche nei singoli post: scendi e trovi sempre nuovi articoli. In pratica c’è un collage di contenuti che ti segue ovunque. Esistono plugin WordPress per creare l’infinite scrolling sul tuo blog, ma io ti consiglio di lavorare bene e di valutare la presenza di un tema dedicato. E di valutare anche la correlazione dei contenuti insieme a un esperto SEO.

Visual Classification

Ora vado su Buzzfeed, un progetto che ormai ha conquistato l’attenzione di tutti gli esperti di content marketing. Qui si generano contenuti senza sosta, e nel 2014 (fonte NYT) si contavano 150 milioni di visite al mese. Prova a immaginare il giro di affari intorno a questo sito web, e l’attenzione che il team applica alla distribuzione dei contenuti. Quello che salta subito all’occhio, almeno dal mio punto di vista, è la visual classification.

buzzfeed contenuti

Guarda la home page: arrivi e sai già cosa leggere. La legenda in alto a destra ti indica l’argomento attraverso uno slang condiviso dal target. Gli articoli di punta vengono definiti attraverso un bollino. C’è il trend topic, ad esempio, che domina i primi post della lista. Basta tornare in home page per avere già il prossimo articolo da leggere.

Per approfondire: quali sono gli obiettivi del content marketing?

Ottimizza quello che fai

L’idea di inserire dei contenuti correlati alla fine di un post è vecchia: lo fanno tutti. Ma come? Basta inserire una lista di articoli definiti da un plugin? Lo ammetto, io su My Social Web faccio così. Ma su progetti articolati puoi definire questa strada in modo più efficace. Ad esempio:

  • Usando delle miniature visual.
  • Decidendo cosa inserire nei correlati.

Ci sono decine di plugin WordPress che ti permettono di usare le miniature dei post nei correlati: ricorda che le immagini stimolano l’attenzione dell’occhio, e avere delle immagini al posto dei singoli titoli può migliorare il PPV. Vuoi fare un esperimento? Ricorda di segnare, su Google Analytics, il giorno che hai introdotto le preview visual.

Inoltre c’è un plugin che ti permette di decidere, in modo autonomo, gli articoli da correlare a un contenuto: Contextual Related Post. Perfetto per decidere le risorse migliori da affiancare a ogni post.

Cornice di contenuti

Guarda le pagine del New York Times. Nella parte superiore c’è un dettaglio che ho incrociato anche su altri progetti editoriali: l’above the fold è occupato da una cornice di contenuti. Ci sono delle miniature con dei titoli che rimandano ad altri articoli collegati a quello che stai leggendo. Non è l’unico sito a scegliere una soluzione simile: lo fa anche Mashable, e con uno stile ancora più ingombrante.

NYT

Non eravamo tutti d’accordo su un punto? In alto vanno gli elementi più importanti per il progetto editoriale. Evidentemente, per chi vive di pubblicità (nel senso classico del termine), questo è il miglior modo per monetizzare: aumentare le visualizzazioni, tenere l’utente sul sito. Non mi piace, ma può essere un’idea da provare in base ai propri obiettivi.

Punti di approfondimento

Vuoi far scoprire nuovi contenuti ai lettori?Anche Le Monde usa la tecnica dei punti di approfondimento: dei link testuali all’interno dell’articolo che indicano la presenza di un contenuto correlato.

E che deve essere letto a tutti i costi. L’aspetto grafico di questo link è differente: c’è uno sfondo che lo mette in risalto, insieme a un’icona del logo.

Sì, te lo stai chiedendo: cosa è quel bottone “Lettura Zen”? Il comando che permette di eliminare banner pubblicitari e di mettere in evidenza solo il testo. Come per dire: “Sì, viviamo di pubblicità. Ma le persone rimangono sul nostro portale anche perché possono leggere nel miglior modo possibile”.

Limiti e risorse

Ci sono dei limiti a tutto questo? Certo, ho preso esempi di grandi testate internazionali: giornali online che riprendono la struttura del blog, la reinterpretano e la trasformano in qualcosa di nuovo. Non sempre questo è possibile installando un plugin. Spesso devi avere un web designer al tuo fianco, magari uno sviluppatore. Qualcuno che lavori sodo con il codice.

Soprattutto, non esiste una ricetta universale. Non è detto che funzioni, non esistono elementi certi. Esistono i dati. Quelli che ti consegna Google Analytics. Quindi, se vuoi implementare queste soluzioni sul tuo progetto fa’ pure. Investi le tue risorse. Ma ricorda che devi sempre misurare. Altrimenti ti muovi alla cieca.

Sei d’accordo?

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