Attività SEO che non servono più: errori e soluzioni

Sai quali sono le tecniche SEO obsolete e poco efficaci che qualcuno ancora usa? Continua a leggere per scoprirle e per capire come rimediare ad eventuali errori.
attività SEO obsolete
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C’è un aspetto che non sempre viene considerato da chi si approccia all’ottimizzazione dei siti web: la SEO è in continua evoluzione.

Gli esperti di digital marketing penseranno che questa affermazione sia davvero banale, ma io credo sia importate spiegare a imprenditori che cercano consulenti SEO e a chi vuole studiare questa metodologia.

Entrambe le tipologie di persone devono sapere che non ci si può affidare a strategie di qualche anno fa per ottenere buoni posizionamenti in SERP oggi.

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In questo articolo vedremo quali attività SEO sono obsolete e, quindi, non sono più utilizzabili per raggiungere obiettivi di marketing.

Alta densità di parole chiave nei testi

Un tempo bastava individuare parole chiave legate a un argomento e ripeterle il più possibile nel testo, ma ora questa pratica non dà più nessun vantaggio tangibile.

Bisogna pensare al vecchio Google come a una persona dura di comprendonio a cui bisognava ripetere molte volte un concetto per farglielo capire fino in fondo.

Leggende (che non sono poi così distanti dalla realtà) raccontano che agli albori della SEO si nascondevano keyword all’interno dei testi delle pagine web che si volevano posizionare scrivendole in bianco su fondo bianco. E si dice che il trucco funzionasse.

Il Google di oggi ha una capacità di comprensione enorme rispetto al suo antenato e non valuta positivamente un testo carici di keyword, un po’ come una persona che ci sente bene e che è infastidita da un interlocutore che ribadisce ossessivamente un termine.

La keyword research è ancora importante per fare SEO, content marketing, inbound marketing, ma il risultato dell’analisi deve essere utilizzato per capire meglio l’intento di ricerca dell’utente e, di conseguenza, per realizzare contenuti che rispondano esattamente ad esso.

La conclusione è: evitare di fare keyword stuffing.

Contenuti scritti per il motore di ricerca, non per l’utente

Bisogna sempre tornare indietro del tempo, ma senza arrivare alla preistoria dell’ottimizzazione, per trovare tra i primi posti della SERP testi dal lessico così “meccanico” dall’essere quasi incomprensibile per il lettore umano.

Ficcare parole chiave a forza in H1, H2, H3 e nelle frasi è decisamente una tecnica obsoleta. Difficilmente ora i copy scrivono cose tipo “seo significato è search engine optimization” per sfruttare il potere posizionante della keyword precisa “seo significato”.

La best practice di chi crea contenuti per posizionare pagine web sul motore di ricerca è di scrivere in modo naturale cercando di dare informazioni di qualità all’utente, nel modo più efficace possibile.

Questo non significa che si possano scordare alcuni principi fondamentali della realizzazione di contenuti SEO Friendly, ad esempio il corretto utilizzo dei heading tag, keyword, elenchi.

Bisogna sempre ricordarsi che per fare in modo che gli utenti trovino, quindi leggano, i testi pubblicati sul sito bisogna che prima essi siano riconosciuti e valutati da Google.

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Va bene scrivere per il lettore umano, ma senza fregarsene delle regole di chi deve portare il contenuto sotto i suoi occhi.

Testi ripetitivi e di scarsa qualità

Mai come oggi il vecchio motto “Content is King” è valido, perché il motore di ricerca premia sempre di più la qualità del contenuto.

Non funziona più l’article spinning, ovvero la tecnica di realizzare velocemente diversi articoli su un solo argomento cambiando solo alcune frasi e usando sinonimi, il motivo è semplice: Google riesce a paragonare due contenuti simili e capire che uno è la copia dell’altro.

Chi utilizza ancora questo metodo per ottenere benefici SEO commette due errori agli occhi del motore di ricerca:

  • Propone articoli di scarsa qualità
  • Non pubblica un testo originale

Praticamente cercando di percorrere una scorciatoia si arriva ultimi o, addirittura, si viene squalificati dalla gara.

Per portare un contenuto sul podio della SERP la soluzione migliore è quella di dedicare tempo alla sua creazione e, se serve, di aggiornarlo nel tempo.

Anchor text eccessivamente ottimizzati

L’inserimento di collegamenti interni nei contenuti delle pagine web è una caratteristica di qualsiasi buona struttura di un sito, perché i link inseriti con criterio aiutano a migliorare la user experience.

Un anchor text può essere generico, branded, nudo, sull’immagine, a corrispondenza parziale, a corrispondenza esatta. Quest’ultimo era quello maggiormente usato nelle strategie SEO, perché il link posto proprio sulla parola chiave piaceva al motore di ricerca.

Attualmente questa tecnica non dà sempre benefici in termini di ranking, soprattutto se usata eccessivamente, perché Google non ama più i testi sovra ottimizzati.

Anche in questo caso è la naturalezza dell’anchor text a far guadagnare punti. Le parole su cui si clicca per andare ad un altro contenuto devono far intuire la meta e dare una risposta alla query implicita, non possono più essere avulse dal contesto.

Un collegamento deve essere utile all’utente e sottolineato da un testo ancora non forzato.

Puntare tutto su un dominio a corrispondenza esatta

Scegliere un dominio corrispondente precisamente alla keyword per cui si voleva scalare la SERP era uno dei trucchi più efficaci dei SEO specialist. Ho detto era.

Google non ama più questo tipo di “nome del sito”, potrebbe addirittura infliggere penalizzazioni a chi ne usa uno in modo scorretto.

Avere la parole chiave di valore nell’URL non è di per sé un errore, ma non deve confondere l’utente e tantomeno il robot del motore di ricerca.

Il dominio a corrispondenza esatta non fa più arrivare al primo posto della SERP, perché Google ha capito che questo parametro non è efficace per capire se i contenuti del sito sono di qualità e possono rispondere alle domande che ruotano attorno alla parola chiave incastonata nell’URL come fosse un diamante SEO.

È buona norma scegliere un dominio contenente il brand, che sia descrittivo (se possibile), breve e ben comprensibile.

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