Oggi tutti parlano di attività legate al miglioramento di una strategia. E c’è una combinazione che si rincorre in queste discussioni: growth hacking. Sembra un tema interessante, vero? Ma che cos’è il growth hacking esattamente? Rischiamo di trasformare questa formula nell’ennesimo inglesismo senz’anima?

No, io credo che la lingua inglese abbia il merito di sintetizzare efficacemente una serie di concetti difficili da esporre in altro modo. Vale per engagement, ma anche per altri esempi tipici del web marketing: penso alla link earning, o magari all’influencer marketing. Useresti parole diverse per descrivere questi settori?

Io no, la bellezza della lingua italiana è impossibile da ripensare ma non bisogna aver paura di usare (con moderazione e in determinati settori) parole come growth hacking. Ma cosa significa esattamente? Esiste una definizione concreta? Approfondiamo insieme l’argomento e cerchiamo di capire perché è così importante.

Cos’è il growth hacking?

Il growth hacking è la rapida sperimentazione che porta le aziende a crescere grazie ai canali del marketing. L’obiettivo essenziale di questo processo è l’approccio teso ad acquisire il maggior numero di visitatori da trasformare in potenziali clienti. In linea con quello che è il concetto già noto di inbound marketing.

L’idea di growth hacking si lega con quella di startup, una realtà che ha al suo interno il principio della crescita veloce ed esponenziale, ma negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento trasversale. Il growth hacking si interfaccia bene con le realtà medio-piccole, in linea con la nostra PMI, ma al tempo stesso diventa un lido interessante per le grandi realtà.

Un approccio pratico e snello

Il growth hacking riunisce gli strumenti del web marketing e li declina attraverso una mentalità nuova. Fatta di crescita rapida, strategie fluide, tecniche capaci di adattarsi e di reinterpretare le azioni in base alle novità. Se ci pensi bene i suoi presupposti sono interessanti, ma quali sono le differenze con il web marketing tradizionale? Parliamo di una differenza abissale o di una semplice sfumatura?

Gli strumenti sono gli stessi – SEO, SMM, email marketing, copywriting, blogging – ma cambia l’approccio per arrivare velocemente al sodo. Ovvero alle visite e ai contatti utili. Cos’è il growth hacking? Un’idea basata su velocità, praticità, risultati concreti e misurabili. Da ottenere attraverso un uso attento delle risorse a pagamento e non.

Growth hacking marketing: perché è importante?

Perché le aziende hanno bisogno di crescere rapidamente, eliminare il superfluo, avere dati chiari, sperimentare. Il growth hacker fa questo: attraverso le competenze nel campo del web marketing analizza, prova delle soluzioni nuove e registra le azioni per arrivare a conclusioni. Qui il termine “hacker” acquista una valenza classica: trovare nuove strade, modificare ciò che è dato per certo, guardare oltre.

Perché l’azienda può scegliere di lavorare con un growth hacker? Perché ha bisogno di un pubblico disposto ad acquistare prodotti o servizi. Ma al tempo stesso cerca una soluzione per sviluppare strategie in tempi rapidi, affrontare il contesto nel miglior modo possibile. E con un investimento di risorse limitato.

Questo è un aspetto interessante del growth hacking: le spese tendono a ridursi al minimo. Il primo obiettivo è portare traffico sul sito web, il secondo è abbattere i costi di questo processo. Soprattutto in una logica di lead generation. Questo non significa lavorare a costo zero: non è questo il punto, l’attenzione è per l’ottimizzazione delle risorse. Il growth hacking nasce in un contesto di startup dove le possibilità sono minime.

Ottimizzare per risparmiare

Questa è la prospettiva più interessante: il growth hacking è un marketing basato sull’ottimizzazione delle risorse disponibili. Non c’è niente di superfluo, di conseguenza deve sfruttare al massimo ciò che si può avere a disposizione. Questo va bene per le piccole aziende che stanno crescendo, ma anche per le grandi realtà.

Ricordi la famosa citazione di Guy Kawasaki? “If you have more money than brains you should focus on outbound marketing. If you have more brains than money, you should focus on inbound marketing. Questa condizione viene spinta al massimo con il growth hacking, e il consulente di web marketing diventa un vero e proprio sperimentatore che sfrutta strumenti già noti per ottimizzare tutto ciò che si ha a disposizione.

I migliori libri di growth hacking

Ok, vuoi sapere qualcosa in più rispetto all’argomento growth hacking? Ci sono molti libri in circolazione che affrontano il tema, ma è giusto avere una selezione per fare una buona scelta. Ecco, quindi, quelli che a mio avviso personale sono i migliori testi (cartacei e in PDF) rispetto al tema in questione.

  • Growth Hacker Marketing: a Primer on the Future of PR, Marketing and Advertising, Ryan Holiday.
  • Growth Hacker’s Guide to the Galaxy: 100 Proven Growth Hacks for the Digital Marketer, Jeff Goldenberg.
  • Growth Hacks: The best growth hacking ideas that you can put into practice right away, Aladdin Happy.

Per chiudere suggerisco questa guide PDF di Quick Sprout: The Definitive Guide to Growth Hacking. Come sempre Neil Patel offre contenuti interessanti, super curati e ricchi di approfondimenti.

La tua opinione sull’argomento growth hacking

La prospettiva è la vera differenza. Cos’è il growth hacking? Perché è così importante affrontare questo tema oggi? Parliamo di risorse e risultati, di approcci snelli e capaci di trasformare la condizione aziendale. Con risorse limitate, proprio come spesso accade. Allora, qual è la tua opinione? Lasciala nei commenti.

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