Te ne sei già accorto?

Ottenere una valanga di traffico da campagne a pagamento non significa automaticamente ottenere conversioni in modo efficiente.

In due parole, fare CRO (o Conversion Rate Optimization) significa ottimizzare l’esperienza dell’utente tra la ricerca effettuata, l’annuncio cliccato e la landing visitata, veicolando il maggior numero di conversioni al costo migliore.

Non serve un budget minimo per iniziare a ragionare sull’ottimizzazione del conversione rate, quanto piuttosto adottarla come filosofia di fondo.

Il CRO inizia dai primi giorni di vita della campagna. O, perlomeno, non appena arrivano le prime conversioni. L’idea è quella di trarre il massimo valore da ciascuna visita, trasformandola quanto più spesso in una vendita o lead di qualità.

Le basi della CRO

1. Rendi le tue campagne verticali

Tutto parte da una buona corrispondenza tra la keyword digitata e l’annuncio visualizzato. Non abusare della possibilità di inserire keyword variabili nei testi degli annunci: stimolano il clic ma non sempre mantengono questa stretta corrispondenza tra l’intenzione di ricerca e la landing page.

Punta piuttosto alle keyword a coda medio-lunga. Sono meno, è vero, ma possiedono maggior valore.

2. Sfrutta le corrispondenze delle parole chiave

Sfrutta appieno la corrispondenza esatta e a frase per le tue parole chiave, in modo da costruire gruppi di annunci estremamente verticali, da indirizzare ad altrettanto diverse varianti della tua landing page.

Avrai così modo di perfezionare il quality score dei tuoi annunci disponendo di un fronte più controllato, limitando il rimbalzo dell’utente in SERP. Inoltre, è decisamente più semplice costruire e variare un copy che rispecchi l’annuncio appena cliccato dall’utente, se vincoli con precisione i termini di ricerca usati.

3. Testa (buone) varianti della tua landing

Ripeti insieme a me:

  • la homepage del sito non è una landing
  • gli articoli del blog non sono una landing
  • le pagine di prodotto non sono una landing
  • le pagine di categoria o di archivio non sono una landing

Perlomeno, non lo sono per definizione. Non sono layout pensati per ricevere traffico da una specifica ricerca pagata. Non sono pensati per coinvolgere un lead e soprattutto non possiedono un solo scopo. Pensa solo alle infinite via di fuga di un articolo tra commenti, condivisioni, ricerca, sidebar e quant’altro.

Non ci sono davvero più scuse per utilizzare landing di scarsa qualità o che non presentano alcune funzionalità di base, fondamentali per iniziare a ottimizzare il proprio rapporto di conversione.

Se hai intorno a te uno sviluppatore che segue il progetto, non dovresti preoccuparti troppo degli aspetti tecnici. In caso contrario, soluzioni come:

  • Unbounce
  • LeadPages
  • GetResponse
  • Optimizepress

e molti altri ancora ti permettono di organizzare a costi decisamente competitivi una o più varianti di landing page professionali. Su queste, potrai progettare buoni test A/B lavorando su:

  • titoli
  • testi
  • call-to-action
  • immagini

integrando più o meno esplicitamente leve, lunghezze e toni diversi. Potrai implementare sistemi di tracciamento on-page che vadano al di là di Analytics, come Hotjar, in grado di darti una resa visiva dell’utilizzo dei tuoi contenuti.

Posizione del mouse, click sugli elementi (anche non cliccabili), scroll map e registrazione video. Spunti fondamentali da tradurre in ulteriori test A/B – idealmente gestiti proprio dal servizio che stai usando per organizzare le tue landing – da investire con traffico, dicevamo, estremamente focalizzato su una precisa intenzione d’acquisto.

Sperimentare è d’obbligo

Chi parla di CRO parla in sostanza di sperimentazione continua. Di partire da buone ipotesi con tutto il desiderio di vedersele confutare dal cliente finale.

Di lavorare su keyword, annunci e landing page con il desiderio ultimo di trovare la migliore corrispondenza tra questi tre fronti, nel contesto migliore per l’utente, in grado ora davvero di abbattere sensibilmente il costo/conversione.

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