In SEO

Poche settimane fa parlavamo del sito “Think with Google” e di come ha deciso, in ottica SEO, di unire sei progetti simili in un unico grande sito web. Risultato finale? Un aumento del 64% del traffico organico e un raddoppio delle key call-to-action click.

Nel nostro articolo “tre consigli ufficiali SEO di Google” spiegavamo come nel 2019 se si vogliono ottenere grandi risultati SEO bisogna:

  1. partire in piccolo
  2. non aver mai paura dei cambiamenti
  3. dove possibile bisogna consolidare

Ed è proprio come da titolo di questo articolo che la fusione fa la forza soprattutto se si utilizzano in modo corretto strumenti come Google Data Studio.

Per molti anni in ambito SEO si è creduto che la frammentazione del contenuto fosse una ricetta vincente del marketing, andando a posizionare contenuti simili in siti web diversi, giocando fondamentalmente sul posizionamento di poche keyword mirate per ogni singolo progetto.

Certamente ancora oggi possiamo dire che sia sempre una strategia che può generare alte conversioni perché l’esperienza utente è più semplice e più pertinente.

Sfortunatamente il tutto a discapito delle SERP e delle ricerche organiche.

Nel nostro articolo citavamo “Think with Google” e Sean O’Keefe, membro del team di ottimizzazione dei motori di ricerca interno di Google, il quale ha risolto il problema, descrivendo il processo di Google per l’ottimizzazione delle classifiche di ricerca per i propri siti web.

O’Keefe ha spiegato che anni fa Google ha pubblicato sei diversi siti Web per il marketing al dettaglio. Il contenuto di ciascuno era simile agli altri con molte ed evidenti sovrapposizioni . Pochi mesi fa Google ha deciso di unire i sei siti, concentrandosi su “un unico grande sito web“.

I risultati, secondo O’Keefe, hanno visto un aumento del 64% del traffico organico e un raddoppio dei key call-to-action click.

O’Keefe ha detto che all’inizio “può essere allettante creare più siti Web, ciascuno contenente argomenti molto simili agli altri, per indirizzare i profili dei clienti o le aree geografiche. In realtà, è qualcosa che abbiamo fatto su Google. Un recente audit ha rivelato che, nel corso degli anni, avevamo sviluppato un gran numero di siti quasi duplicati basati su campagne o obiettivi di marketing diversi.

Ecco il problema con questo approccio: il contenuto duplicato non solo confonde gli utenti, ma anche i motori di ricerca. Creare un grande sito invece di più micrositi è il modo migliore per incoraggiare la crescita organica nel tempo”.

La grande difficoltà non è tanto nell’unire i contenuti in un unico grande progetto, quanto il rischio SEO che si possa andare a perdere una grossa parte di indicizzazione. Ecco perché per abbattere al minimo tale rischio è sempre bene condurre una “fusione simulata“.

Come si possono simulare una o più fusioni

Per prima cosa bisogna identificare le principali pagine di destinazione organiche per traffico che sono comuni tra i due progetti, ad esempio se vogliamo fondere insieme due e-commerce brandizzati bisogna impostare i canonical sul marchio B per puntare alle pagine corrispondenti sul marchio A.

Come spiega in un articolo Hamlet Batista (CEO e fondatore di RankSense Inc. nonché editore tecnico di The Art of SEO e Search Marketing Inc) la sua azienda ha recentemente eseguito una fusione simile a quella descritta da O’Keefe, unendo due siti di e-commerce brandizzati di un cliente in uno solo e dopo aver impostato i canonical è andato a monitorare quando Google ha rimosso le pagine del marchio B dall’indice e il traffico organico settimanale combinato a entrambi i gruppi di pagine.

Inizialmente non sembrava una buona idea andare avanti con la fusione, ma dopo 30 giorni il traffico annuale rispetto al marchio A era superiore al traffico storico combinato.

Monitoraggio delle fusioni

Il primo passo da fare è quello di lanciare i 301 redirect per fondere il marchio B nel marchio A, così da monitorare l’impatto sul traffico. Grazie a Google Data Studio, che si integra facilmente con la Google Search Console si aggiunge una funzione che permette la “fusione dei dati” da diverse fonti. Nel caso specifico Batista ha voluto fondere i dati della Search Console (dal profilo HTTPS) per entrambi i siti.

Come potete vedere nel grafico qui sopra, il traffico organico di ricerca verso il sito del marchio A è superiore al traffico combinato precedente.

Di seguito sono invece riportati i vari step per assemblare il report in Google Data Studio eseguiti direttamente dal team di Hamlet Batista.

Step 1. Cliccate su “Crea nuova fonte di dati” e poi cercare Google Search Console.

Step 2. Cercare il profilo in Search Console per il primo sito (generalmente la versione HTTPS) e fare clic su “Connetti”.

Step 3. Fare clic su “Aggiungi a rapporto” per importare i dati del primo sito.

Step 4. Sotto la voce di menu “Risorsa”, fare clic su “Aggiungi un’origine dati” per importare la seconda origine dati utilizzando il profilo di Search Console corretto del secondo sito (marchio B). Ripetere i passaggi 2 e 3 per aggiungere la seconda fonte di dati.

Step 5. Selezionare la data e il grafico nell’area di disegno del report. Questo mostrerà i clic dell’URL al primo sito.

 

Step 6. Fare clic su “Blend Data” per aggiungere la seconda fonte di dati.

 

Step 7. Dopo aver aggiunto la seconda origine dati, assicurarsi di aggiungere la stessa metrica per entrambi. Nel caso specifico si trattava di URL Clic, utilizzando la stessa metrica due volte. Poi cliccare su “Salva”.

 

Step8. Infine, aggiungere la metrica Clic URL del secondo sito al generatore di rapporti e fare clic su “Visualizza” per selezionare l’intervallo di date desiderato.

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[via practicalecommerce.com]
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