Corporate storytelling, ovvero un modo diverso per raccontare l’azienda. Un modo diverso dai soliti comunicati stampa, dagli articoli pubblicati su un blog aziendale che non riesce a modellare le sfaccettature della tua realtà. No, non voglio rinnegare l’utilità del blogging aziendale (ci mancherebbe) ma ci sono strade differenti per comunicare. Strade più efficaci.

A patto che queste strade siano sviluppate con criterio. Fare storytelling non è una semplice narrazione della realtà in cui operi, non basta “raccontare una storia”.  Devi conoscere i codici comunicativi, devi conoscere il pubblico di riferimento. Ma soprattutto devi conoscere bene l’azienda, i valori, gli obiettivi. E poi devi avere idee. Tante idee.

Lo so, è un lavoro duro. Per questo ho deciso di riassumere in questo articolo 6 modi differenti per fare corporate storytelling, per raccontare la tua azienda e presentarla a un pubblico che ha sempre più bisogno di narrazioni.

1. American Express

Ho sempre avuto un debole per la comunicazione dell’American Express. Ho sempre amato lo stile con cui comunica il suo essere azienda. Voglio dire: come te la immagini la comunicazione di una carta di credito che porta questo nome? Ampollosa, severa, pesante. D’altro canto ha una tradizione da proteggere: American Express è sinonimo di affidabilità.

american express

E riesce a comunicare tutto questo. Ma, al tempo stesso, ha deciso di raccontarsi come una carta di credito innovativa: come membro della tua vita quotidiana e non solo come protesi necessaria per le grandi spese nelle boutique. Per questo American Express ha creato un blog Tumblr che pubblica GIF di ricette e citazioni, ma anche un account Instagram dedicato alle piccole botteghe. Come puoi fare corporate blogging se sei una grande azienda? A volte basta solo mettere da parte la spocchia.

2. Car sharing

Il futuro del car sharing è in questo sito. Un sito che sfrutta al massimo le potenzialità del data storytelling e mette su linea orizzontale (e non verticale) tutti i dati di questo fenomeno. Ci sono degli elementi in movimento puramente decorativi (anche l’occhio vuole la sua parte), ci sono statistiche e numeri che appaiono con il movimento del mouse, c’è un’experience visuale eccellente.

3. Ford Foundation

Ci sono due modi per pubblicare un report: puoi portare tutto su PDF (magari da scaricare solo dopo aver inserito l’email) che nessuno leggerà, oppure puoi creare un’esperienza visual indimenticabile come quella proposta dalla Ford foundation per presentare i dati del 2011.

ford

Si tratta di una landing page che lascia scorrere i dati in modo semplice e intuitivo: ogni scrolling è una pagina del menu principale che si focalizza su un unico aspetto, che puoi approfondire entrando in una risorsa interna. Non c’è sovrapposizione di informazione, non c’è eccesso di grafici, non ci sono sbadigli che interrompono la lettura: emozione e informazione, punto.

4. Starbucks

Ho già parlato delle potenzialità visual di Starbucks su questo blog. Oggi, però, voglio concentrarmi su un progetto ambizioso: Meet Me At Starbucks. Ovvero un video “speciale” nella home page di Youtube che racconta l’importanza di Starbucks come luogo di aggregazione, e non solo come sedia e tavolo per prendere un caffè.

starbucks

Incrociare storie. Proprio questo è il fil rouge del progetto Meet Me At Starbucks: il video segue una linea narrativa, e tu puoi guardare il lettore Youtube senza toccare nulla. Però puoi anche deviare, puoi incrociare le testimonianze che appaiono nella narrazione principale. Nella timeline c’è un piccolo dosso che indica la presenza della storia: ora sta a te decidere. Prosegui o approfondisci?

5. General Electric

Sì, ancora la General Electric. Perché non solo è in grado di sfruttare il canale Instagram (e il visual in generale), ma riesce anche a fare un ottimo corporate storytelling grazie a The Boy Who Beep, la storia di un ragazzo speciale. Un ragazzo che governa le macchine con un beep che esce al posto della voce, e che fa cose fantastiche per la società. Il parallelismo con la GE è ovvio.

6. Redbull

In questo caso non cito un unico canale. Tutti i mezzi di comunicazione – da Facebook al sito web – spingono verso un corporate storytelling energico. Redbull è la bevanda per chi va oltre, per chi non si accontenta, per chi cerca prestazioni ed emozioni forti. Redbull non usa i social per vendere lattine: li usa per raccontare l’azienda, i suoi valori, il suo modo di vedere il mondo. E lo fa dannatamente bene.

redbull storytelling

Il caso Redbull è la materializzazione del concetto di Marshall Mclhuan Il medium è il messaggio. Felix Baumgartner si lancia da un’altezza spaziale (è proprio il caso di dirlo) con una tuta siglata Redbull, grazie all’organizzazione dello staff Redbull. Qui il messaggio è l’azione, la performance. Un po’ come gli artisti contemporanei che distruggono il pianoforte proponendo il tutto come arte. Il confronto è azzardato, ma la polpa è questa.

La tua opinione

Sei in grado di raccontare la tua azienda? Pensi che il futuro sia racchiuso nel visual strytelling o credi che ci siano altri sbocchi per raccontare una realtà aziendale? Il tema è ricco di spunti. Affrontiamo insieme l’argomento: lascia il tuo punto di vista nei commenti di questo post.

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Showing 2 comments
  • davide
    Rispondi

    Come sempre un post ricco di spunti, Riccardo, ti leggo sempre con molto piacere. Mi piacerebbe leggere in futuro un articolo simile fatto però su aziende di dimensioni più contenute. Non voglio dire che la Red Bull sia capace di fare story telling solo perché ha i soldi (quante altre aziende sono piene di soldi ma non lo fanno??), però mi piacerebbe capire se ci sono margini per fare qualcosa di epico anche a budget molto più contenuto. Lo dico da interessato, visto che il mio e-commerce ha cifre leggermente più modeste di Red bull (per ora) 😀

    • Riccardo Esposito
      Rispondi

      Ciao Davide, mi fa piacere leggere il feedback di una persona pienamente interessata al tema. Sì, la Redbull ha delle potenzialità particolari però l’esempio non si rivolge all’attività in senso stretto (nessuno potrebbe finanziare il salto di Felix) ma alla strategia: comunica il valore del tuo prodotto, non il prodotto. Per questo non c’è bisogno di grande budget ma di una grande chiarezza, una vision aziendale precisa.

      Comunque il tuo consiglio è utile, ti ringrazio 😉

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