La domanda di servizi SEO è costantemente superiore all’offerta. Lavoro da più di un lustro in questo settore e mi rendo conto che questo assioma è ancora valido, più che altro è mutato il “tipo” di domanda.

Sarebbe come cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto, ma negli ultimi anni è aumentata in maniera esponenziale anche l’offerta di formazione SEO e no, proprio per raffronto non è possibile più neanche nascondere la fuffa dal vero succo (non solo link juice!).

Quindi è tutto rosa e fiori? Più che altro è così e basta, così come devono essere i cicli di un settore.

Fare SEO restando nel mercato

In una prima fase, e ancora sopravvive qualche irriducibile stile giapponese nella foresta, vi era la famosa “SEO a pacchetti” o “al chilo”. Panda e Penguin erano solo animali pucciosi e non filtri maledetti e questo metodo di lavoro funzionava pure.

In una seconda fase, tutt’ora viva, si è passati alla “SEO artigianale” ovvero di un progetto tagliato su misura del cliente. Esistono ancora i SEO-massivi e il cuneo di chi può permettersi (come budget e tempi) un servizio così ben strutturato rimane stretto: intendiamoci, per me è l’unico modo sensato di strutturare delle azioni di Search Marketing “operativo” ma è sempre difficile trovare interlocutori adatti.

Affianco, nella situazione odierna, si è passati massivamente alla “SEO educazione” e credo che questo possa essere un buon modello di business, se sfruttato non per fuffeggiare ma per creare valore.

Del resto, se un prospect di PMI ha un budget modesto da investire, meglio dargli la canna da pesca piuttosto che un pesciolino rinsecchito, no?

Secondo il mio modesto parere, ecco spiegata la tendenza del nostro segmento di mercato nell’ultimo periodo.

Quindi? Questa SEO da soli si può fare?

Se si sviluppano le competenze certo che si: del resto chi meglio di chi vive il proprio business è in grado di dargli valore aggiunto? Attenzione, con questo non sto asserendo che il “markettaro” non dona alcun valore aggiunto anzi – più l’azienda è strutturata, più sono necessarie competenze ultraspecifiche.

Il problema vero è che non tutti possono permettersele, ovviamente se affrontata con criterio (per tutto il resto ci sono due etti di cotto e cinquantamila link).

Dare gli strumenti per fare SEO da soli può essere per un professionista del settore il punto di incontro ideale con una particolare tipologia di prospect: quello che ha il tempo ma non il budget.

I risultati raggiunti saranno come quelli di un pro? Probabilmente no. Saranno sufficienti? Probabilmente si, e potrebbero sbloccare la possibilità di accedere al pro.

Si tratta di un mero ragionamento di quello che sia buon senso, al di là di prese di posizione dettata dall’amor proprio.

Poi beh, dimmelo tu nei commenti cosa ne pensi e se posso darti un ultimo consiglio di common sense, se vuoi fare SEO da solo, almeno prendi gli strumenti giusti ovvero i corsi dell’Academy *marketta smaccata*.

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Showing 8 comments
  • Domenico
    Rispondi

    Oh mio dio, ti giuro che non sapevo che 4-2 era uguale a 2 (mi riferisco alla domanda “Sei Umano? per commentare) 😀

    In ogni caso la SEO da soli si può fare, ma ovviamente credo che sia molto più rischiosa perché chi va a metterci mano è spesso inesperto e non conosce gli sviluppi del settore… 🙂 Gli esempi si sono avuti dopo gli aggiornamenti dei vari algoritmi del nostro amico Big G!

    Come al solito, Ben, grande post!

  • Benedetto Motisi
    Rispondi

    Grazie mille 😀

  • Alessia
    Rispondi

    Mi fa piacere leggere che la domanda di servizi SEO è sempre superiore all’offerta 🙂
    Più che altro a volte non è facile far capire al cliente cosa realmente fa un consulente SEO..

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Si, quello è il vero problema, magari arrivano che hanno in bocca la parola “SEO” e diventa un lavoro (non pagato) spiegare.. specie mi capita da chi arriva dalla parte Search..

  • Giovanni Sarcone
    Rispondi

    Probabilmente hai ragione, Benedetto: in tempi di vacche magre, la SEO è un lusso che molte aziende non possono permettersi, e non lo fanno affatto, né bene né male, perché manca del tutto la preparazione. In effetti aumentare le risorse disponibili in rete darebbe a moltissimi imprenditori la possibilità di partire con il piede giusto.

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Non mi ricordo in quale libro lessi l’assioma:

      “(in mancanza di cultura d’impresa) Le aziende che vanno bene non investono perché non ne sentono la necessità. Le aziende che vanno male non investono perché non hanno soldi”.

      Tocca romperlo, appunto, con la consapevolezza.

      my two cents 🙂

  • gaia
    Rispondi

    Ciao, purtroppo credo che in Italia ci sia poco riconoscimento di questo mestiere sia da parte dei clienti che di tutti coloro che si improvvisano e hanno rovinato il mercato sopratutto delle PMI. Vai a spiegare ad un cliente che ormai ha già fatto le sue prime esperienze con interlocutori sbagliati che deve ri-investire in un campo che sembra popolato da tanta “fuffa”.
    Io cerco di parlare di Web Marketing e non più di solo SEO ma secondo me di strada ne abbiamo da fare ancora tanta 🙂

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Concordo!

      Web Marketing con il canale “specialistico” (nel mio caso) dei motori di ricerca, il livello di alfabetizzazione digitale dei non-addetti ai lavori non è altissimo e bisogna parlare semplice. Tant’è *momento marketta* che il mio libro nonostante sia SEO-oriented non ha un titolo che rimanda solo all’ottimizzazione sui motori di ricerca!

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