Un recente post sul blog di Matt Cutts, capo del team anti-spam di Google, ha provocato un mezzo attacco cardiaco a diversi esperti di internet marketing. Nel post, Matt fa la seguente dichiarazione:

Se stai utilizzando guest blogging come un modo per ottenere link nel 2014, probabilmente dovresti smettere.

Quando Cutts parla, è la cosa che più si avvicina ad un accesso diretto ai dettagli dell’algoritmo col quale Google indicizza e classifica i siti web. Così, naturalmente, esperti SEO in tutto il mondo stanno prendendo nota. Ma cerchiamo di non saltare a conclusioni azzardate…

keep calm and be my guest

Un po’ di storia

Il guest blogging è una tattica amata da molti professionisti SEO, me compreso. L’idea è semplice: Google analizza i link che puntano al tuo sito web da altri siti, e utilizza questi dati per determinare il posizionamento del tuo sito nel suo motore di ricerca. Se – a parità di tutti gli altri fattori (qualità dei contenuti, ottimizzazione del codice) – hai un sacco di link da siti web di alta qualità, il tuo sito sarà classificato più spesso e più in alto di un sito web concorrente che non ha altrettanti link in entrata di alta qualità.

storia guest blogging

Un tempo Google non si concentrava tanto sulla qualità di questi link, ma gli aggiornamenti nel corso degli ultimi anni hanno preso di mira i link di bassa qualità, e molti siti web – che avevano comprato un sacco di link sospetti, partecipato a scambi o schemi di link, o si erano iscritti a directory di dubbia autorevolezza – sono stati puniti con un drastico calo di posizionamento.

La risposta a questa sfida, per i consulenti SEO, è stata di cercare di ottenere link di qualità superiore, e parte della soluzione è stata il guest blogging, in cui una persona scrive un post come ospite (da cui il termine “guest”, che in inglese significa “ospite”) sul sito di un altro in cambio di un link verso il suo sito.

Il problema del guest blogging oggi

Il problema che Cutts sta riscontrando è che questa pratica è abusata. Un esempio di abuso potrebbe essere se prendessi come cliente un hotel a Firenze e cercassi di ottenere un guest post su un blog di tecnologia. Sarebbe una forzatura, poiché non vi è alcuna connessione tra questi due siti web, e un post su un hotel a Firenze potrebbe solo confondere le persone che leggono il blog per avere informazioni sull’ultimo tablet della Samsung.

problema guest blogging

Google non vuole premiare in classifica di un sito web che sta raccogliendo link attraverso mezzi che non hanno senso per l’uomo, perché ciò abbasserebbe la qualità dei suoi risultati di ricerca, cosa che a sua volta aprirebbe la strada a concorrenti che forniscono risultati migliori.

Google ama i link naturali. Un hotel a Firenze dovrebbe avere link in entrata da siti che trattano di viaggi, turismo in Toscana, del settore alberghiero o al massimo della ristorazione.

Quindi, in altre parole, Matt Cutts sta ripetendo ancora una volta quello che sta dicendo da diversi mesi, ovvero vuole scoraggiare webmaster ed esperti di marketing dalla creazione di spam e contenuti di bassa qualità nel tentativo di ingannare l’algoritmo di Google. Quelli che lo fanno saranno puniti.

E’ sempre una questione di qualità

content is king

Come per tutte le tattiche SEO che diventano abusate, la questione è sempre la qualità. Il motivo per cui Google non può e non vuole penalizzare il guest blogging di qualità è perché, in definitiva, ciò che vuole veramente è incoraggiare la creazione e la distribuzione di contenuti di qualità.

Google ancora una volta sta andando contro ai contenuti duplicati, alla pubblicazione di contenuti di scarso valore (su siti con poche o assenti linee guida editoriali o di controllo), ai link pieni di parole chiave e ai profili di link anormali (ad esempio, con troppi link da un solo sito).

Anche se Google possedesse o sviluppasse i mezzi per distinguere con precisione tra post e guest post – cosa che per adesso non ha – non è questo il punto. Piuttosto, il punto è che una buona strategia SEO è sempre concentrata in primis sugli esseri umani, e poi sui motori di ricerca. Come afferma lo stesso Cutts:

Ci sono ancora molte buone ragioni per fare qualche guest blogging (esposizione, branding, maggiore portata, community, ecc.). Tali motivi esistevano molto prima di Google e continueranno ad esistere nel futuro.

Rand Fishkin, CEO di Moz (una vera e propria autorità nel settore SEO), dice:

Il guest blogging non è completamente invalidato, ma se stai facendo guest blogging per il SEO piuttosto che scrivere per altri siti in un modo che può fare anche guadagnare qualche beneficio lato SEO, allora sei nei guai. Il guest blogging per motivi [solamente] SEO sarà visto da Google come simile a tattiche come link directory, spam nei commenti di blog, ecc.: o verranno rimossi, o potranno effettivamente penalizzare / danneggiare il tuo sito, se lo stai chiaramente facendo su larga scala per manipolare il posizionamento.

Non ritengo perciò che Google possa ignorare o penalizzare il guest blogging in generale, ma solo il guest blogging di bassa qualità, proprio come Google non penalizza il link building, ma quello di bassa qualità.

Le regole SEO basilari

regole seo

Continua a utilizzare il guest blogging come mezzo per ottenere maggiore visibilità e portata, come suggerisce Matt, ma se lo stai facendo come tattica SEO, segui queste tre regole pratiche:

  • Verifica la qualità dei blog in cui verrà pubblicato il tuo post. Se ti sei affidato ad un’agenzia SEO, essa dovrebbe fornire relazioni periodiche che ti mostrino esattamente dove il contenuto è stato collocato, e non dovrebbe essere difficile giudicare la qualità di questi siti.
  • Assicurati che il contenuto rimanga unico. Ogni post deve essere pubblicato solamente su un sito web, senza eccezioni.
  • Focalizzati sulle persone in primo luogo, poi sui motori di ricerca. Come sanno bene i bravi SEO Copywriter, se ci si concentra in primo luogo sulle persone e su ciò che apprezzano, i motori di ricerca generalmente apprezzeranno di conseguenza.
  • Non esagerare con anchor text (la parte cliccabile del link) pieni di parole chiave. Il segnale principale di attività innaturale per Google è la ripetizione esagerata delle stesse parole chiave nei link in entrata. Per maggiori informazioni puoi leggere questo articolo su Penguin.

In conclusione

Google e altri motori di ricerca mirano a fornire agli utenti i risultati che vogliono e che si aspettano, il che richiede all’algoritmo di Google di diventare sempre più “umano”. Se una particolare tattica SEO non ha senso per persone reali, devi starne alla larga. Ma se metti i lettori al centro e produci contenuti realmente utili (e insieme ottieni anche benefici SEO), non devi preoccuparti: il Guest Blogging è ancora una tattica SEO valida.

Sei d’accordo sul fatto che il gues blogging sia ancora una tattica SEO valida? Rispondimi nei commenti!

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Showing 2 comments
  • Lucio - Web Agency Fano
    Rispondi

    Quindi, un articolo originale, quasi non presente sul web, pubblicato a nome mio su un sito che ha molta autorità ed ottimo posizionamento, del mio stesso settore. Ha buona valenza ai fini SEO? solo se mi da un backlink follow o un minimo anche se è dofollow?
    grazie

    • Jacopo Matteuzzi
      Rispondi

      Ciao Lucio,
      Che intendi per “quasi” non presente sul web? Se l’articolo è originale vuol dire che NON è presente da altre parti sul web 🙂

      Comunque, lato SEO ha valenza solo se il link è dofollow. Se è nofollow può servire per visibilità e reputazione, ma non lato SEO.

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