C’è una attività di ottimizzazione sui motori di ricerca piuttosto singolare, la quale mi viene richiesta con una certa frequenza: sto parlando delle attività volte a ripulire i risultati sgraditi in SERP ovvero alla protezione di un brand o di una persona fisica sul canale Search del Marketing.

Nella migliore delle ipotesi si tratta di rivalutare un cliente che ha bisogno di una spolverata, nella peggiore di veri e propri insabbiamenti dalla seconda pagina di Google in poi.

Ah, parentesi: si tratta di un’attività perfettamente legittima, è il cliente che hai davanti a metterti di fronte a una scelta etica entro la quale non voglio immischiarmi, con la stessa delicatezza dell’uomo di latta del mago di Oz – che cuore non aveva.

Cosa si può fare per ripulire i risultati sgraditi in SERP?

Un problema nel gestire questo tipo di attività è dato dal fatto che, di solito, il committente-tipo “certi risultati” se li è un po’ andati a cercare e che, se hai deciso di accettare un lavoro di ripulitura delle SERP particolarmente ostico, attenzione che non sia a un cliente che ha bisogno di nascondere la sua atavica insolvenza nei pagamenti!

Da evitare, non solo umanamente ma anche come cliente, il tipo sul quale la Rete pullula dei peggiori articoli; e si presenta pretendendo di parlare in linea diretta con Google per risolvere la faccenda.

Una volta delineato che la SERP da ripulire non appartiene a una delle due tipologie di fenomeni, ci sono alcune attività di base che possono essere proposte per far “scalare” i risultati sgraditi che occupano i primi dieci risultati.

Le ho elencate dalla più economica alla più dispendiosa ma prima di sparaflashare i risultati con i tuoi nuovi contenuti freschi, un altro paio di dritte, se posso:

  1. Non garantire risultati ma solo una ridotta visibilità agli articoli compromessi. Inoltre se gli articoli sono su testate nazionali (che casino ha fatto il tuo cliente per finire lì?), il livello di fattibilità crolla.
  2. Spiega bene che non si tratta di una rimozione dei contenuti sgraditi ma di un loro “occultamento” dalla seconda pagina di Google in poi. Il posto migliore per nascondere i cadaveri (cit.)
  3. Lavori su query come “nome brand” o “nome persona”. Se la lunga coda restituisce il risultato “nome persona è un ladrone“, non ci si può fare nulla, almeno nel breve periodo e con una criticità in corso.

 Ripulire i risultati sgraditi in SERP, alcune pratiche

  • Apertura di profili social.
    La più semplice. Soprattutto nel caso di una persona fisica, aprendo profili sui maggiori social con il nome della stessa, avrai presto delle pagine già con un alto trust in grado di “scalzare” i contenuti sgraditi.
  • Creazione di siti su domini nominali proprietari.
    Marco Giunio Bruto ha fatto quello che ha fatto, e ora per ripulire le SERP dai risultati e migliorare la sua brand reputation, può anche comprare dei domini con il suo nome (it, .com, .net che sia) e popolarli di contenuti circa le sue passioni, il suo lavoro di senatore e “a casa stanno tutti bene“, un blog di living.
  • Content Marketing e brand awaress come se non ci fosse un domani.
    Il cliente vuole investire? Bene, meglio! E allora, in base al segmento di riferimento, cerca partnership; stringi accordi e sii presente sui siti grossi di categoria; scrivi post per gli altri siti.

Insomma, si trattano di attività volte a rinnovare l’identità digitale del cliente, mostrando solo il lato migliore.

Certo è più facile se davvero questi incomincia motivato un percorso che culmina nella consapevolezza della propria figura online e non in un comportamento reiterato e sbagliato.

Anche perché poi diventa un lavoro infinito e senza risoluzione lato SEO.

E tu cosa ne pensi? Ti sono mai capitati lavori di questo tipo?

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