Ti avviso: questo non è un post che sfiora minimamente il consueto tormentone della morte della SEO (ma quanti necrofili da tastiera!) ma una riflessione agganciata a un titolo da clickbait.

Parafrasando Giorgio Tave, finché esisteranno (e saranno utilizzati) i motori di ricerca, la SEO esisterà e sarà sempre più richiesta. Purtuttavia noto come, nell’ultimo periodo, ci sia una sorta di stagnazione della materia.

Il cerchio della vita della SEO

Il circolo è il medesimo, ne parlai qualche anno fa:

  • Situazione da giungla (con buona pace di Malesani).
  • Google tira fuori un update.
  • Paura e delirio da Las Vegas fino all’ultimo SEO di Portopalo di Capopassero.
  • Escamotage o nuovo “buco”.
  • Reload.

Se da una parte questo fa emergere come si è legati (troppo) a stretto filo dal lavoro di una multinazionale terza – ma è un altro discorso – dall’altro fare SEO diventa sempre più difficile e necessita di risorse mentali e di pensiero laterale. Però neanche le risorse di Google Inc., per quanto paperonesche, non sono illimitate.

Mi spiego meglio: hai fatto caso che da Ottobre 2013 a Ottobre 2014, Google non ha MAI lanciato il suo filtro più temuto, Penguin?

penguin

Poi lo ha lanciato ben tre volte a fila. Ma concentriamoci sul periodo precedente: in pratica, per un anno intero –  a meno di Quality Rater dato che esistono sempre le penalizzazioni manuali –  si poteva fare una SEO vintage in memoria di vecchi tempi di vacche grasse di link.

Perché le digital PR possono salvare la SEO da sé stessa

Allo stato attuale, una campagna di ottimizzazione offpage gestita in modo del tutto “umano”, quindi appunto con rapporti di digital PR è quanto di più fuori dai consueti schemi come ad esempio, quella ruota da SEO criceti di cui sopra.

Fra queste attività rientra anche il banalissimo  e vituperato scambio link, che certo dev’essere giustificato in modo che sia un’azione di livello (e non roba da site ring dei tempi di Bravenet).  Una partnership per la SEO cos’è in fondo?

Attenzione per i più flamers: non sto promuovendo le mail di spam in cui si elemosina un collegamento, ma un modus operandi che vada oltre, che crei valore.

Come tale, questo valore può essere aggiunto pensando in modo laterale e tirando fuori l’idea creativa vincente e va da sé che la creatività, l’intuizione, la campagna geniale è un pizzico di fortuna, tre litri di strategia e due di preparazione.

Parole in libertà (se vuoi dire fuffose non me la prenderò, l’importante è il concetto) per dire che non si tratta di modelli replicabili, con buona pace della Case Histories che servono per orientare, dare spunti – anche vantarsi un po’ – ma non posso essere riprese in toto.

Sarebbe come voler copiare pari-pari la Gioconda: anche se ci riuscissi, all’occhio più attento (e Google è peggio di Sauron in questo) si scoprirebbe la copia.

Tu cosa ne pensi invece? Le digital PR sono il grimaldello che spezza le catene della SEO old style oppure l’ennesima moda del momento?

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Showing 8 comments
  • Claudio Marchetti
    Rispondi

    Più che salvare la SEO, io sono della opinione che le digital PR diventeranno sempre più una parte importante della SEO.

    Se usate con criterio, e con una buona dose di creatività come dici tu, possono aiutare moltissimo in molte situazioni.
    Più che una moda, di enteranno un ever green da usare e abusare 😉

  • Riccardo
    Rispondi

    Grande Benedetto. Forse piu’ che una moda le Digital PR sono l’unico vero grande obiettivo di mastro G. ed ogni update lanciato nei mesi trascorsi e’ servito proprio a ricordarlo a tutti gli addetti ai lavori; il web e’ nato per unire le persone, accorciare le distanze e creare nuove opportunita’ attraverso nuovi legami.

    In questa ottica il SEO old style segregato da solo in ufficio a scivere articoli iper ottimizzati diventa un dinosauro.

    E’ anche vero pero’ che questo puo’ essere vero nell’ottica delle PMI, ma per progetti esclusivamente online, da qualche parte bisogna pure iniziare, ed un buon progettino editoriale realizzato ad HOC secondo me fa sempre bene 😉

    Le digital PR magari possono anche camminare di pari passo. In fondo io sto rispondendo a questo post proprio per questo principio 😉

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Ciao Ric 😀

      No, che moda, diventeranno sempre più preponderanti e il SEO nerd dovrà diventare un SEO “mondano”, o quantomeno saper alzare la cornetta!

  • Monia
    Rispondi

    Non sentivo citare i site ring di Bravenet da eoni! 🙂

  • Federico Biuso
    Rispondi

    Beh,
    per mia esperienza è già un po’ che c’è necessità di usare le digital PR per fare SEO in modo costruttivo.

    In realtà ad oggi sono un metodo “pulito” e concreto, alla fine, per ottenere buoni link… il problema, se vogliamo trovarne uno, sarà legato al fatto di dover fare riferimento ai propri contatti sempre di più in futuro… e quindi alla necessità di espandere la propria rete di conoscenze e collaborazioni! 🙂

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