La gran parte degli addetti ai lavori Web – e in particolar modo la fetta agguerrita dei SEO di professione – da sempre tiene battaglia contro l’enorme orda, quasi orchesca, degli improvvisati chiamati spregiamenti “cugggini“.

I professionisti, come tali (letteralmente – che lo fanno di professione ergo ci pagano le bollette e ci fanno la spesa tutti i mesi) rivendicano una superiore qualità dei propri lavori. Purtuttavia rimane un particolare: considerando che verificare il posizionamento “secco” può non essere un parametro “da Vangelo” come si va a valutare chi fa delle buone attività SEO?

Come valutare un buon SEO?

Insomma, la formula segreta per posizionarsi su Google non esiste eppure hai bisogno di un SEO, e non hai la più pallida idea di come sceglierlo.

Chi sa fare una buona SEO è, come fra l’altro già scritto in precedenza, un professionista in grado di ragionare per obiettivo o – ancora meglio – di AGIRE per obiettivi. E stai sicuro che, se questi sono fumosi anche per te, lui (o lei) è in grado di tirarli fuori e di strutturare un piano strategico in grado di raggiungerli (o quantomeno di stimarli!).

La seconda domanda che viene spontanea (oh beh, per alcuni è la prima) è “quanto mi costa fare SEO“? Nella mia modestissima esperienza mi sono capitati casi, specie di grossi clienti, in cui la scelta è stata dettata dalla dimensione del budget richiesto.

Ovvero “se chiede/ono così tanto, allora vorrà dire che valgono altrettanto“. Fermo restando che, con una boutade, a trovarne di clienti così ogni giorno è pur vero che – data proprio la difficoltà per il prospect medio di comprendere il lavoro – destinare un budget non è mai cosa semplice.

Spesso si finisce a fare SEO per pochi soldi, ma non è detto che quegli “spiccioli” non siano sufficienti a perseguire un obiettivo semplice e alla portata del business di riferimento.

SEO e la teoria della relatività

Insomma, visto che la SEO non è una scienza esatta, ci sono molti fattori in gioco ad essere estremamente variabili e finanche relativi; relativi cioè al possibile cliente che ne richiede le attività.

Ecco perché ho scritto, sempre su questi spazi, del fare SEO da soli accennando alla possibilità di “dare la canna da pesca anziché un pesciolino rinsecchito“. Spesso si finisce a fare una parte di lavoro in più, ovvero la formazione-prima-dell-operazione, che regolarmente non viene retribuita.

Da anni ormai, sul territorio italiano, ci sono realtà che hanno fatto  propria la bandiera dell’accrescimento della consapevolezza del settore.

La risposta alla domanda “come fare una buona SEO” a finale, qual è?

I miei due centesimi: dare del valore aggiunto affinché l’investimento porti a pagare la nostra fattura e generi un surplus tale da giustificare il nostro meraviglioso circo fra codici e contenuti.

E tu cosa ne pensi? Come si valuta una buona SEO? Preferisci dati concreti, KPI ben definiti o concetti più sfumati quali la brand reputation?

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Showing 4 comments
  • Fulvio
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    Benedetto illuminante come al solito.
    Anche se comincio a pensare che bisogna trovarsi nicchie, infilarcisi e google e parenti di sicuro ti premiano.

  • Miry
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    Credo fortemente che oggi chi fa Seo debba necessariamente utilizzare una strategia che punti allo sviluppo della qualità a 360 gradi..

    Il problema sorge nel fraintendimento che la parola “qualità” stessa crea negli addetti ai lavori..

    Cosa si intende per qualità? esempio.. basta scrivere bene un’articolo di 700/1000 parole per creare un contenuto di qualità? no… la qualità intesa da Google.. va oltre.. se mancano altri fattori quali.. dettagli inediti utili e reale competenza riguardo l’argomento..

    Era solo per fare un’esempio.. oggi un Seo dovrebbe essere in grado di coglierne la differenza.. questo almeno per essere in condizioni di guidare un Team nella direzione giusta..

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Qualità è utilità, IMHO: se rispondi all’esigenza dell’utente che esprime la query.. e allora sei un contenuto di qualità 🙂

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