In SEO

I CTR della ricerca organica di Google scendono sia da desktop che da mobile. A dirlo è il report firmato da Rand Fishkin e Jumpshot di SparkToro dove è stato evidenziato, anno dopo anno, il continuo declino delle percentuali di clic (CTR) sui risultati di ricerca di Google.

Questa volta il “male” è generalizzato visto che il report parla di significativi cali sia nel mercato americano che in quello europeo.

Basti pensare che i clic sui dispositivi mobili sono diminuiti di circa 10 punti tra il 2016 e il 2018, passando dal 45% del 2016 al solo 36% del 2018.

Tutti noi sappiamo bene quanto il CTR, come parametro di conversione nella ricerca organica tra i risultati della SERP e i clic sul link, sia fondamentale per aumentare i visitatori su un sito.

Da sempre diciamo che anche se la meta description non è un valore per la SEO in modo diretto, lo è invece in modo indiretto perché se ben scritta aumenta (e in modo sostanziale) le possibilità che l’utente scelga di visualizzare quel contenuto apparso nei risultati di ricerca proprio perché nella descrizione ha trovato un primo argomento interessante da poter approfondire.

Fishkin afferma che il grafico in discesa è attribuibile a “Google che porta via grandi percentuali di traffico verso le proprie proprietà e risposte nelle SERP”, ed è esattamente quello che ricordiamo ormai da mesi, quando diciamo Google sta “piazzando” sempre di più in prima pagina o schemi di dati strutturati o risultati frammentati così da dare all’utente una prima serie di risposta multiple, velocizzando e semplificando molto l’inizio della ricerca.

Il calo, come dicevamo, è generalizzato e il grafico sottostante, dove si mostrano e si confrontano i mercati degli Stati Uniti e dell’UE, riflette questo graduale declino dei CTR organici sul desktop nell’arco di due anni, al contrario dei paid click che sono cresciuti modestamente, così come le no-click search o ricerche senza clic.

I CTR dei risultati di ricerca mobile sono scesi in 2 anni di 10 punti percentuale

La tendenza negativa è certamente più rilevante sui risultati di ricerca mobile. Nella zona UK-UE, i CTR organici sono diminuiti dal 45% delle SERP al 36,7%, mentre i clic pagati sono più che raddoppiati dal 2016.

Negli Stati Uniti il ​​calo del CTR organico è stato maggiore, passando dal 40,1% al 29,7% di tutte le SERP. Anche i clic a pagamento sono più che raddoppiati.

Il perché i dati tra desktop e mobile sia discordanti è di facile intuizione. Il CTR organico sul desktop è diminuito meno che sugli smartphone per la dimensione dello schermo più grande e per il maggiore spazio disponibile. Carousels, answer boxes e ads dominano i risultati di ricerca mobile. Per molte domande ci sono quattro annunci a pagamento, che possono essere seguiti da una mappa e un pacchetto locale (per le query locali), seguiti da link organici.

Non è del tutto chiaro se i dati CTR di Jumpshot catturino il Knowledge Panel o le interazioni del local pack o i pulsanti click-to-call di Google My Business. Inoltre, non è chiaro in che posizioni vengono generati i clic organici, ovvero in che misura gli utenti stanno scorrendo sulla mobile SERP.

Lo scenario, come si vede non è dei migliori e molti SEO che operano a livello internazionale stanno già da mesi iniziando a rivedere le proprie strategie di indicizzazione concentrandosi su “ads and answer” per continuare a dominare i risultati mobili.

Ciò imporrà una maggiore partecipazione agli annunci a pagamento e all’utilizzo sempre più mirato di Google My Business (per gli operatori di marketing con sedi locali). Non è chiaro se i CTR organici continueranno a diminuire allo stesso ritmo o se si stazioneranno ad un livello base.

Ciò che noi invece possiamo dire è che fare SEO nel 2019 sarà una sfida impegnativa e in continua evoluzione, soprattutto se si opera al di fuori delle ricerche locali e delle branded query, sempre che l’obiettivo principale sia quello di generare clic organici dalle SERP per le versioni mobili.

[via searchenginejournal.com]
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