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Best practice per l’utilizzo di LinkedIn in azienda

I dipendenti rappresentano un capitale prezioso. Ecco come migliorare la brand awareness aziendale attraverso l’utilizzo di LinkedIn.
best practice linkedin
Indice dei contenuti

Una pagina LinkedIn aziendale è molto più di un comune biglietto da visita, perché offre a milioni di utenti la possibilità di conoscere il nostro brand, i nostri prodotti e servizi e le opportunità di lavoro che offriamo.

Uno degli aspetti che ritengo maggiormente rilevanti nella definizione di una strategia di marketing e comunicazione su LinkedIn nondimeno, è che la pagina aziendale tendenzialmente avrà sempre meno follower della somma dei collegamenti dei singoli dipendenti. 

Ci hai mai pensato?

Portiamo ad esempio il caso della pagina di Studio Samo, che oggi raccoglie più di 1.300 ex studenti, 6.700 follower e 40 dipendenti. 

Sono numeri importanti, ma la rete dei singoli utenti supera in alcuni casi i 1.000 contatti; immaginiamo di moltiplicare questo numero per ciascuno e otterremo una platea di 40.000 professionisti, legati da interessi simili.

Niente male vero?

I dipendenti rappresentano un capitale prezioso: di fatto sono il maggior potenziale di contatto tra un’azienda e la sua target audience su LinkedIn.

Vediamo quindi come migliorare la nostra brand awareness con l’adozione di buone pratiche per l’utilizzo di LinkedIn in azienda.

Definire una Social Media Policy

Dal momento che gli utenti privilegiano l’interazione con le persone rispetto a quella con i marchi, sarà opportuno adottare una SMP o Social Media Policy interna ed esterna.

Il documento dovrà spiegare nel dettaglio ai nostri dipendenti quale comportamento tenere sui propri profili privati, se messi in relazione con il nostro brand, con i nostri prodotti o con i profili aziendali.

Sul sito Ourlounge possiamo trovare ad esempio quella per i dipendenti di McDonald’s Italia riferita alla condotta suggerita da adottare su forum, eventi associati al marchio o scatti e video in uniforme.

I dipendenti sono i primi brand ambassador della nostra azienda, nei casi peggiori possono creare un grave danno d’immagine, tanto più se ricoprono una posizione di risalto nella gerarchia aziendale.

Ricordiamo in questo senso il caso di Guido Barilla che ha scatenato nel 2013 il movimento #Boicottabarilla per una frase omofoba ai microfoni di Radio24 e le reazioni all’intervista del 2015 a Stefano Gabbana e Domenico Dolce pubblicata sul settimanale Panorama, che ha innescato il #BoycottDolceGabbana

Creare un team di ambasciatori che applichino correttamente la nostra social media policy aziendale può senz’altro essere una scelta vincente, soprattutto in termini di percezione del brand.

Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina

Portando l’esempio di McDonald’s su LinkedIn, notiamo come parecchi dei loro dipendenti adottino un’immagine di copertina personalizzata.

Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina
Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina
Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina

Lo stesso fanno quelli di Satispay e quelli di LinkedIn, richiamandone il nome, i colori o il marchio aziendale, anche se con una maggiore varietà dal punto di vista delle immagini.

Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina
Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina
Uniformare i testi descrittivi e le immagini di copertina

Oltre a quella di copertina, anche le foto profilo dovrebbero apparire professionali, senza elementi esterni che creino distrazioni o fraintendimenti.

È inoltre auspicabile uniformare la descrizione delle esperienze professionali, fornendo indicazioni chiare sui ruoli e inserendo, oltre alla posizione lavorativa attuale, anche competenze, licenze e certificazioni ottenute, traguardi raggiunti e ulteriori informazioni utili. 

Coinvolgere e valorizzare i team aziendali 

Una strategia premiante è quella di innescare meccanismi che valorizzino il contributo dei propri dipendenti:

  • coinvolgendo il personale di aree differenti
  • menzionando nei commenti i diversi membri dei team
  • chiedendo loro di scrivere contenuti per la pagina LinkedIn

oltre naturalmente a invitare ciascuno di loro ad interagire con i contenuti che vengono pubblicati:

  • commentandoli
  • condividendoli con la propria rete di contatti
  • consigliandoli alla propri rete di contatti.

In conclusione

Possiamo apprezzare l’approccio contemporaneo di aziende come Lemonade Assicurazioni, quello anticonvenzionale di Teleperformance France o all’avanguardia di Ogilvy Marketing e Pubblicità, oltre a quello di LinkedIn stessa, che condivide attraverso la propria pagina aziendale contenuti in grado di scatenare decine di migliaia di visualizzazioni e diverse centinaia di commenti.

Come abbiamo detto i dipendenti sono un capitale prezioso. Le strategie e i comportamenti che abbiamo ipotizzato non dovrebbero tuttavia essere imposti, ma sempre e solo suggeriti. 

La tua azienda usa LinkedIn attivamente? Cosa pensi dell’opportunità di redigere una Social Media Policy interna ed esterna?

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