I casi sono due. Hai già sentito parlare dei dark post in Facebook e li hai considerati qualcosa di troppo tecnico rispetto al tappeto rosso fornito dal Gestore Inserzioni, e li hai ignorati. Oppure li hai usati con soddisfazione nell’ultimo paio di anni, sfruttando opportunità al tempo non tutte disponibili nell’editor d’inserzioni in linea.

Quale che sia il tuo caso, questo post è per te.

Vista la relativa confusione che aleggia intorno al termine e visto che Facebook non fa che rinnovare i propri strumenti con sempre maggiore frequenza, oggi vorrei cercare di raccontarti come e quanto i cosiddetti “dark post” siano ancora efficaci.

Partiamo dall’inizio

Dietro al termine “dark post” si nasconde la possibilità di creare inserzioni nel news feed in Facebook, non pubblicate sulla pagina brand a cui fanno riferimento.

Tutto qui? Tutto qui.

L’idea alla base dei dark post (o post non pubblicati) è semplice. Poter disporre di un archivio di contenuti non visibile a chi ha applicato Mi Piace a una pagina, da spendersi in attività ADV mirate.

In passato, il Gestore Inserzioni era uno strumento piuttosto limitato e ciascun tipo d’inserzione (con relativo Obiettivo di campagna) presentava vincoli specifici. Lanciare più variazioni di annuncio sul news feed dei propri fan rischiava di annoiare l’utente.

Nel tempo, le cose sono cambiate. Facebook ci permette oggi una libertà decisamente più ampia in fase di costruzione degli annunci e progettare una o più variazioni di annuncio da destinare al news feed è piuttosto intuitivo. Inoltre, quasi tutti i formati di annuncio permettono di agire liberamente sui testi a corredo e sui link di destinazione al click.

Resta il fatto che i dark post sono ancora tra noi. Puoi trovarli, nel Gestore Inserzioni o nel Business Manager sotto la voce “Post della pagina”. La meccanica è ormai obsoleta: nessuna anteprima. Pochi essenziali campi da compilare e nessuna possibilità di modificarli una volta creato il post.

Ad oggi, ottobre 2016, è tuttavia ancora possibile fare uso della sezione “Post della pagina” per creare aggiornamenti di stato che saranno usati unicamente come inserzioni. La domanda è: perché?

Perché usare (ancora) i dark post?

Molti non usano i post non pubblicati perché pensano siano solo un altro modo – obsoleto – di sviluppare campagne che promuovano più variazioni al target.

È in parte vero, ma c’è dell’altro.

La sostanziale differenza tra lo sviluppare post con l’editor in linea è che creando a priori un post non pubblicato potrai poi, in fase di creazione di una nuova campagna, usare lo stesso post tra più campagne.

Nota bene: non duplicazioni dello stesso annuncio, più o meno variate per piccoli dettagli, ma lo stesso, identico annuncio che hai creato una volta per tutte. E far sì che lo stesso annuncio raccolta e accentri interazioni, senza che queste si distribuiscano tra più variazioni come spesso accade normalmente.

Ciò ci permette di organizzare più campagne, su più target estremamente verticali sperimentando lo stesso contenuto. È possibile valutare la risposta migliore senza generare duplicati, raccogliendo feedback (Mi Piace, Commenti, Condivisioni) sullo stesso post. E poi… pubblicarlo sulla pagina, al termine della campagna, per esporlo al proprio target una volta potenziato a dovere d’interazioni positive.

Ecco quindi, in poche parole e tralasciando volutamente tutta la loro storia, i benefici allo stato attuale dei dark post in Facebook. Non sappiamo quali siano i piani futuri di Facebook riguardo i post non pubblicati, ma sino a oggi rappresentano un’altra freccia al nostro arco da tenere ben presente.

Mai usato i dark post in passato?

Recent Posts

Commenta questo articolo

Leave a Comment

Sei umano? * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.