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Attivisti politici (e non), preparatevi! A breve Facebook lancerà Community Action, la nuova funzionalità per avviare petizioni online. L’opzione permetterà agli utenti di richiedere dei cambiamenti direttamente alle agenzie governative o ai funzionari eletti su territorio locale e nazionale. Ma non solo. Potrebbe anche rappresentare un buon pulpito da cui i vari gruppi di interesse possano sottoporre i propri programmi all’attenzione di politici e burocrati.

In questo modo, Facebook darà un ruolo di primo piano alle diverse comunità di cittadini (e non solo), permettendogli così di entrare in contatto con le sfere alte della politica. Uno strumento utile, ma pericoloso al tempo stesso, soprattutto considerando le azioni negative che spesso gli utenti si trovano a compiere sulla piattaforma. Ma, se salvaguardata correttamente, la Community Action potrebbe davvero rappresentare un importante traguardo per Facebook. Vediamo allora come funziona questa nuova interessante funzionalità.

Community Action, le petizioni online arrivano su Facebook

Dopo alcune settimane di prova in un paio di mercati internazionali, Facebook lancia ufficialmente la nuova funzionalità “Community Action” negli Stati Uniti, offrendo agli utenti la possibilità di avviare petizioni online. Il processo, d’altronde, è alquanto semplice. Gli utenti possono creare un’azione comunitaria sulla piattaforma, a cui possono aggiungere un titolo, una descrizione ed un’immagine. Non solo. Avranno poi la possibilità di taggare funzionare pubblici e autorità competenti, che verranno a loro volta avvisati della petizione tramite notifica. L’obiettivo è chiaramente quello di rendere la “Community Action” virale, invogliando altri utenti a cliccare sul pulsante “Supporta”.

Data la funzione associativa di questa nuova opzione, agli utenti verrà offerta anche la possibilità di lasciare commenti sulla bacheca della petizione, avviare raccolte fondi e organizzare eventi. Dal canto suo, Facebook segnalerà il numero di utenti che supportano l’azione comunitaria, offrendo la possibilità di vedere però soltanto i nomi dei vostri amici o di figure pubbliche.

In rete ci sono già esempi pratici dell’utilizzo di questa funzionalità: in Florida, un gruppo di cittadini ha chiesto alle autorità competenti la costruzione di un edificio per le arti dello spettacolo, e un’associazione di quartiere di Philadelphia ha richiesto invece l’apertura di una biblioteca cittadina.

Ma, al di là della Community Action, Facebook offre altre funzionalità incentrate sul senso civico degli utenti: “Community Help, che permette di trovare assistenza e aiuto dopo un disastro naturale, e “Today in”, l’opzione che raccoglie le notizie locali, tanto per citarne alcune.

In questo modo, la piattaforma sta cercando di dare grande importanza alle azioni locali, in cui i membri della comunità hanno un vero e proprio peso. Anzi, Facebook assegna a questi utenti un badge distintivo, in modo tale da renderli riconoscibili ai funzionari pubblici. Questi utenti non potranno certo taggare nelle petizioni personaggi della politica internazionale, quali il Presidente Donald Trump o il Vicepresidente Mike Pence, ma potranno  richiamare l’attenzione dei politici locali, in perfetta linea con gli intenti di Facebook.

L’altra problematica riguarda gli utenti che invece vogliono opporsi ad un’azione comunitaria. Soltanto le persone che partecipano ad una “Community Action” possono davvero prendere parte alle discussioni che la riguardano, ed eventualmente esprimere disapprovazione. Potrebbe esserci comunque il rischio che alcuni gruppi possano manipolare questa funzionalità. L’obiettivo di Facebook sarà allora quello di moderare i comportamenti degli utenti in relazione alle petizioni online, così da orientare le persone verso la rettitudine etica e morale. Ci riuscirà?

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[ via techcrunch.com ]
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