Sono schietto: basterebbe seguire le linee guida di Google, vere e proprie istruzioni per webmaster per andare a dormire tranquilli la sera, con la coscienza pulita e i denti lavati. Per una volta vai davvero a quel link, ci sono anche le tecniche ampiamente deprecate!

Però, c’è un però. Google è una Inc., una società privata che giustamente deve fare profitto e che – in egual modo – non è affatto infallibile né si tratta dell’Occhio di Sauron che tutto vede.

Inoltre metti pure che, per settori assai competitivi, se non fai il Pippo Inzaghi sul filo del fuorigioco, col cavolo che vai in Rete, ecco che fioccano nel Web contenuto come questo per sapere “come non farsi penalizzare da Google“.

I miei 3 (ugualmente fallibili) consigli per non essere penalizzati

Ribadisco ancora una volta che, felicissimo di essere smentito con casi studio e dati reali, giocando completamente “fair”, nelle SERP più competitive è assai improbabile che sfondi (e magari non sono buono io, eh), ci sono 3 piccoli consigli che mi sento di darti e che seguo io stesso:

1. Costruisciti i tuoi link in casa

Ho già scritto in precedenza di Private Blog Network, qualcosa che non è affatto una novità (anzi, se ne parla da prima del 2009) e che rientra nel campo della Link Building, ovvero di quelle pratiche che – come dicono dalle parti di Google – “non cercare di fingerti naturale, cerca di esserlo“.

Ok, ma devo ancora trovare uno che mette un link spontaneo a un portale immobiliare. Ad ogni modo, se riesci a costruirti i tuoi link in casa, in tempi di gelo da Penguin, se ci fossero problemi, potresti risolvere rapidamente la prossima volta che l’update rivaluta il tuo sito (o per una riconsiderazione a seguito di penalizzazione manuale).

2. Costruisci un sito “contenitore” solido

In realtà so che questo punto dovrebbe essere il primo, ma “fare un po’ il buono, un po’ il cattivo” (cit. Star-Lord) è sempre una simpatica tentazione. Ad ogni modo, siamo totalmente nel campo delle buone pratiche: se lato off-page sei costretto a spingere, lato on-page non hai scuse: costruire un sito solido, inattaccabile a possibili commenti di spam o, peggio inserendo codice o pagine malevoli sfruttando una vulnerabilità; è la prima regola per non farsi cogliere con i pantaloncini calati.

L’usabilità, la velocità di navigazione sono fattori importanti, ma per l’utente: mettiamo le cose in chiaro, va fatto, ma non verrai mai “penalizzato” perché il sito va a criceti – anche se è meglio che non lo fosse se vuoi che i visitatori non scappino via annoiati o morsicati dalle simpatiche bestiole.

3. Offri contenuti (originali) che risolvano soluzioni

Se proprio di punto 1 devi ferire, fai almeno che i contenuti che stai spingendo siano affilati per risolvere problematiche e soprattutto che siano originali.

Questo ad esempio è l’ennesimo post che parla di come non farsi penalizzare da Google, ma non tira in mezzo un altro elenco scopiazzato a destra e manca di liste di cose da non fare.

Nel mio tentativo, oltre a darti una piccola dritta su come scattare prima che il guardalinee alzi la bandierina, ho implicitamente cercato di far passare il messaggio di avere un sito valido dal punto di vista della struttura e che abbia contenuti suoi, di valore (basta con i testi a 50 cent. ma perché non risolvono alcunché).

Non perdere la fiducia di Google

Inoltre, considera un’ultima cosa: se inizi ad entrare e a uscire da penalizzazioni (Panda, Penguin ed altri animali dello zoo di Mountain View che siano), e continui a sporcare la tua “fedina” online, agli occhi del motore di ricerca sei  – citando Ivano Di Biasi – come il partner fedifrago. Magari le scappatelle in SERP te le fai sempre, ma alla lunga, la fiducia viene meno e raramente si riprendono i volumi di traffico della pre-penalizzazione.

Quindi, difesa (sito) solido, fantasia (contenuti originali) a centrocampo, e osare sul filo del fuorigioco (link building) in attacco. Poi se vuoi utilizzare l’acqua santa alla Trapattoni per non essere infilati da Google in contropiede fai pure, ne abbiamo tutti un gran bisogno.

E tu cosa ne pensi? Quali sono i tuoi consigli per non essere penalizzati da Google?

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Showing 8 comments
  • Michael Vittori
    Rispondi

    Tutto corretto Benedetto, anche se sulla parte relativa alla velocità del sito avrei qualcosa da ridire 😉 Ovvero che la lentezza non è penalizzante in sè e per sè, ma d’altro canto se la user experience è pessima, Google presto o tardi se ne accorgerà e prima o poi prenderà provvedimenti 😉

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Si si !

      Sono d’accordo, infatti sono i veri “segnali sociali” (comportamento dell’utente sul sito) a influenzare poi :))

  • Simone Bardazzi
    Rispondi

    Un corretto impiego della tecnica (o vogliamo chiarmarla prassi) del link building è un lavoro complesso, che spesso esula, caratterialmente, dalle doti di un SEO vecchio stile.
    E’ difficile far linkare un proprio sito da un azienda, un ente pubblico, un professionista, un associazione o quant’altro, se non si hanno dei rapporti strategici di comunicazione. Comunicazione fatta non soltanto di mail, ma di accordi commerciali, telefonate e anche incontri. Una prassi da digital PR, che spesso diventa tanto analogica…

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Oh, finalmente qualcuno che lo dice!

      Guarda, ne parlavo pure in un altro post circa Public Relations applicate alla Link Building: http://bit.ly/seoprlb

      Solo che l’ho vista fare o a grossi livelli di azienda oppure in settori specifici. Certo, come dici tu, se si nasce “tecnici” difficilmente si rinuncia all’old spamming style.

  • Simone Bardazzi
    Rispondi

    Ciao Benedetto! Hey, non è una cosa difficile! Io provengo dal settore della comunicazione e occupandomi di SocialSEO e copywriting, per me è naturale operare per il link building con procedure ‘analogiche’ e strategiche. Beh, ‘sentire il giornalista di turno’ come dici tu, non è una prassi che può essere applicata ad ogni realtà sul web (il sito di un riparatore di avvolgibili, difficilmente interesserà il Corsera!), ma il concetto è giusto e può essere esteso nella realtà di tutti giorni con blog, siti di attività nei pressi, siti di rivenditori, siti di fornitori, siti di amici dell’attività e persino di clienti.
    La vera difficoltà, oltre alla predisposizione in termini di mentalità, è tenere sempre presente che si sta operando anche (sottolineo anche) una strategia di marketing, oltre che di SEO e di comunicazione.

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      Regolare, IMHO però il riparatore di avvolgibili ha – in media – un budget che potrebbe giustificare un investimento tale?

      Per me i link per PR sono cannonate laser da usare, poi oh, ovviamente dipende dal settore, una piccola attività locale si avvantaggia anche del link del portale editoriale locale che – oltre al valore SEO – non dimentichiamoci può portare davvero traffico :))

  • SImone Bardazzi
    Rispondi

    Il riparatore di avvolgibili e persiani, ti posso assicurare (visto quanto mi ha fatto spendere), si può permettere questo e molto altro!!! :))
    Scherzi a parte, ogni mossa che tu fai in questo campo deve essere rapportata alla grandezza dell’azienda, in un rapporto di costi/benefici del tuo lavoro.
    Ti posso, però, assicurare che alcune stategie di Digital PR (anche in modalità analogica), costano poco tempo, qualche mail in giro e giusto qualche centesimo di telefono. Ci vuole soltanto un pizzico di abilità, tanta fantasia, e saper individuare il target…

    • Benedetto Motisi
      Rispondi

      D’accordo!

      Ma.. plot-twist, quando il cliente non vuole esporsi con le PR ? (capitato anche questo caso. . “fai i link tuoi e basta :D”)

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