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L’ultimo studio redatto da DuckDuckGo spiega come Google influenzi i click anche durante la navigazione anonima, mostrando risultati di ricerca molto diversi tra loro.

Non è certo notizia di oggi quella che vede Google personalizzare i risultati di ricerca per gli utenti loggati fornendo risultati personalizzati in base alle informazioni sull’account e alla cronologia di navigazione.

Da oggi, però, leggendo il report di DuckDuckGo (link al documento completo a fondo pagina) scopriamo che non è mai possibile utilizzare Google in modo “asettico”, ossia in modo univoco evitando i risultati di ricerca personalizzati.

Quindi se fino ad oggi pensavamo che la ricerca fatta senza essere loggati e in modalità anonima fornisse dei risultati univoci almeno a livello nazionale, a detta di DuckDuckGo ci sbagliavamo e non di poco.

Nessun Filter Bubble ma risultati di ricerca diversi

Nel corso degli anni, c’è stata una discussione considerevole sul problema della “filter bubble” di Google, ossia la manipolazione dei risultati della ricerca in base ai dati personali.

In pratica, ciò significa che i link vengono spostati verso l’alto o verso il basso o aggiunti ai risultati di ricerca di Google, rendendo necessario il filtraggio di altri risultati di ricerca.

Questi risultati redazionali sono calcolati sulla base dalle informazioni personali che Google ha dell’utente (come la ricerca, la navigazione e la cronologia degli acquisti) che a loro volta vengono messi all’interno di una “bolla” basata su dove gli algoritmi di Google pensano che l’utente abbia più probabilità di fare clic.

Lo studio empirico di DuckDuckGo parte proprio dal filter bubble prevedendo che gli utenti inseriscano termini di ricerca identici allo stesso tempo, ossia ad una determinata ora prestabilita.

I partecipanti allo studio erano tutti localizzati negli Stati Uniti proprio perché paesi diversi hanno indici di ricerca diversi.

Quello che ha principalmente sbalordito è stato che la maggior parte dei partecipanti al test ha visualizzato risultati unici ed esclusivi indipendentemente dal fatto di essersi registrati o meno, di navigare normalmente o in modalità anonima.

Riepilogo dei risultati

Anche se Google conferma di aver preso provvedimenti per ridurre il problema del filter bubble, il report rivela una storia molto diversa. Lo studio, che ha coinvolto un totale di 76 persone che hanno cercato la stessa parola chiave esattamente alla stessa ora, ha restituito 62 set diversi di risultati di ricerca tanto che DuckDuckGo ha scoperto che:

  1. La maggior parte dei partecipanti ha visto risultati unici e diversi tra loro. Queste discrepanze non possono essere spiegate da cambiamenti di posizione, tempo, dall’accesso a Google o da Google che verifica le modifiche dell’algoritmo in un piccolo sottoinsieme di utenti.
  2. Nella prima pagina dei risultati di ricerca, Google includeva i link unici per alcuni partecipanti che non includeva per altri, anche se disconnessi e in modalità di navigazione privata.
  3. Anche i risultati all’interno delle newsbox dei video e delle notizie variavano in modo significativo. Anche se le persone hanno cercato all’unisono, le persone hanno mostrato diverse fonti, anche dopo aver considerato la posizione.
  4. La modalità di navigazione privata e la disconnessione da Google offrivano pochissima protezione dalle bolle di filtro.

La navigazione anonima, come dicevamo, semplicemente non fornisce l’anonimato che la maggior parte della gente si aspetta.

Detto molto più semplicemente, contrariamente a quanto alcuni credono, la navigazione in incognito non fornisce agli utenti l’anonimato.

Perché come riporta DuckDuckGo ““Unfortunately, this is a common misconception as websites use IP addresses and browser fingerprinting to identify people that are logged out or in private browsing mode“, definendolo un malinteso comune dato che i siti Web utilizzano gli indirizzi IP e le fingerprinting del browser per identificare le persone che sono disconnesse o che fanno ricerche in modalità di navigazione privata.

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[via spreadprivacy.com]
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