In SEO

Google Data Studio è uno strumento di reporting estremamente potente per i SEO utilizzato per monitorare le prestazioni del traffico organico e convogliarle verso gli obiettivi da raggiungere.

Può fornire diversi livelli di analisi e approfondimenti, ma può anche richiedere tempo per l’analisi di questo tipo di risultati.

Mentre ci sono alcune caratteristiche di Google Data Studio (GDS) che sono facili da incorporare nelle SEO dashboard, ci sono alcuni trucchi GDS che vengono utilizzati per risparmiare tempo nella reportistica e nell’analisi SEO.

Utilizzare i modelli Google Data Studio esistenti per risparmiare tempo

Nel momento in cui si accede al proprio account Google e si naviga in Google Data Studio, si incontrerà una sezione intitolata “Start with a Template“.

Questi modelli sono un ottimo inizio per la costruzione di un report da zero. Ci sono quattro modelli principali che tutti i SEO dovrebbero sfruttare, poiché corrispondono a quattro piattaforme principali con le quali tutti noi potenzialmente lavoriamo regolarmente:

  1. Google Analytics
  2. Google Search Console
  3. Google Ads
  4. YouTube Analytics

Per esempio, il modello di Acme Marketing (numero 1 nella foto sopra) ha immagini e grafici che rispondono a importanti domande di business relative al lavoro quotidiano di SEO, come ad esempio:

Come vanno le sessioni del sito negli ultimi 30 giorni?

Quali sono i migliori paesi in base alle sessioni?

Quali sono i canali che guidano l’engagement?

Qual è la ripartizione demografica dei potenziali clienti che guidano l’engagement?

Utilizzando questi modelli come punto di partenza per la propria azienda o per un cliente sarà il primo passo da compiere per poi andare ad aggiungere ulteriori personalizzazioni.

Utilizzare i filtri di Google Data Studio e le Regular Expression (RegEx) per categorizzare le query di ricerca di Google Search Console.

Quando si analizza il portfolio di parole chiave di un sito web è utile capire la ripartizione delle prestazioni delle keyword branded e non-branded  andando ad inserire filtri e Regular Expressions (Regex).

Cominciamo con un esempio di come può apparire la versione finale:

Come si arriva a stilare il documento sopra pubblicato?

  1. Prima di tutto bisogna assicurarci di aver collegato il proprio account Google Search Console al report GDS.
  2. Su una nuova diapositiva o pagina andiamo a creare due tabelle con Heatmaps

La Tabella #1 sarà per le branded query e la Tabella #2 sarà per le non-branded query.

Fare clic su una delle tabelle (non importa se si tratta della Tabella 1 o della Tabella 2) > Passare alla scheda Dati (1) sul lato destro > Scorrere verso il basso per Filtro Tabella (2) > Selezionare Aggiungi un filtro (3) > Selezionare Crea un filtro.

 

  1. Nella schermata successiva, creare un nome per il filtro (Esempio: GSC – Seer Interactive – Branded Queries).
  2. Selezionare Includi e nell’opzione “Seleziona un campo”, seleziona Query (dato che stiamo categorizzando le nostre parole chiave).
  3. Dopo aver selezionato Query, apparirà una nuova opzione a discesa (Seleziona una condizione); selezionare RegExp Contains e iniziare a inserire ogni variazione del brand (nomi di marchi reali, errori ortografici, nomi di prodotti, dirigenti importanti, ecc.)
  • IMPORTANTE: ogni nome deve essere separato da un pike o “|”.
  • Esempio: seer interactive|seer|seer|ser interactive|wil reynolds

Fare clic su Salva, quindi assicurarsi che il filtro appena creato sia ora un filtro tabella attivo.

Ora per ottenere un filtro non-branded basta seguire gli stessi passaggi ma invece di selezionare Includi selezioniamo Escludi, ma usiamo le stesse query dal branded filter.

Quando la procedura è finita si avranno due filtri che hanno un aspetto simile a questo:

Dopo aver creato questi filtri, posizionare un filtro su una tabella per rappresentare le qBranded query e l’altro filtro su una tabella per rappresentare le non-branded query.

Ora è possibile inserire le metriche che si desidera analizzare (Impression, Clicks, Posizione media, ecc.).

Utilizzare la funzione Treemap come filtro orizzontale interattivo

Nota: Per una spiegazione più dettagliata di questo suggerimento, leggete l’articolo di Mehdi Oudjida sui filtri orizzontali; Mehdi è stato il primo ad utilizzare una treemap in questo modo all’interno della GDS e ha alcuni ottimi tutorial sul suo sito!

Per provare questo suggerimento bisogna assicurarsi di avere Google Analytics collegato al report di Google Data Studio.

Diciamo che avere un grafico a linee che mostra il traffico degli ultimi 12 mesi (come l’immagine qui sotto), ma lo vogliamo filtrare per Default Channel Grouping (cioè organico, referral, Email, ricerca a pagamento, ecc).

Iniziamo selezionando la Tree Map, assicurandoci che la dimensione sia impostata su Default Channel Grouping.

Nella scheda dati:

  1. Seleziona la dimensione (Raggruppamento canali predefinito per il nostro esempio)
  2. Creazione di Chart Calculated Metric

Intitolandolo “One” e usando la formula: 1+0 e poi cliccando su “Apply.”

IMPORTANTE: Selezionare l’opzione “apply filter” in fondo alla scheda “Data” .

Durante la selezione della Treemap e sotto la scheda “Style”:

  1. Aggiornare il colore di sfondo della Treemap per allinearlo con i colori del brand.
  2. Disattivare branch header e scale bar
  3. “Non mostrare” il chart header
  4. Aggiornare le dimensioni e il colore del testo, se si desidera

La versione finale dovrebbe avere un aspetto simile a questo:

Ora è possibile passare alla modalità di visualizzazione, andando a selezionare il Raggruppamento di canali predefiniti che si desidera filtrare nella tabella a linee (nella foto sotto è presente un filtro per il canale organico) e la visualizzazione si aggiornerà! Questo aggiornerà anche qualsiasi altra grafica, grafico o scorecard sulla diapositiva GDS.

 Fare reporting SEO con Google Data Studio

Google Data Studio è un potente strumento di reporting per la SEO e può aiutare a fornire ulteriori livelli di analisi e approfondimenti.

Utilizzando i modelli pre-costruiti abbiamo un punto di partenza che ci dà più tempo per analizzare e fornire raccomandazioni per la nostra azienda o cliente.

Suddividendo le query di Google Search Console per Brand e Nonbrand, possiamo iniziare a monitorare le nostre brand query così da rilevare eventuali cali improvvisi della presenza del brand. Possiamo anche scoprire opportunità non sfruttate per alcune non-brand keyword se notiamo un aumento dei clic su alcuni termini non-brand prioritari che non sono classificati nella prima pagina dei risultati di ricerca di Google.

Infine, l’utilizzo della funzione treemap come filtro interattivo per il reporting permette di analizzare rapidamente più canali di dati in pochi secondi, dandoci così più tempo per identificare opportunità o tendenze.

[via seerinteractive.com]

 

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