Croce e delizia di ogni professione legata, in qualche modo, al web marketing.

Da un lato ci sono persone che cercano visibilità, dall’altro ci sono gli influencer. Ovvero quelle persone che hanno la forza di influenzare le decisioni altrui attraverso la propria opinione. Un’opinione che – ovviamente – non viene presa per oro colato. Ma che può dare risultati interessanti a chi cerca l’attenzione della rete.

Ora c’è un punto da chiarire: gli influencer non sono onnipotenti. Hanno dei limiti. Nel 2000 – cioè 15 anni fa – Seth Godin parlava di sneezer nel suo Unleashing the Idea Virus. Parlava di starnutatori, ovvero di persone in grado di diffondere con efficacia un’idea, un concetto, un contenuto.

Però non tutti gli sneezer sono uguali. Ci sono, infatti, i promiscuous sneezer che possono essere tranquillamente comprati. Sono personaggi seguiti, interessanti, ma che possono essere adescati con una ricompensa. I powerful sneezer, invece, non si smuovono. Restano immobili e diffondono solo quello che ritengono opportuno. Anche perché sono consapevoli che ogni volta che diffondono un’idea perdono potenza.

Soprattutto se questa idea è commerciale, è palesemente di parte, non viene riconosciuta dalla nicchia come un valore reale. Cosa significa tutto questo? Raggiungere gli sneezer – se vuoi gli influencer – e convincerli a ripubblicare un contenuto legato alla tua attività è difficile. Ma non impossibile. Ecco qualche consiglio per accorciare le distanze.

Individua gli influencer

Il primo passo: capire qual è il gruppo di influencer da raggiungere. Non puoi procedere alla cieca, giusto? O solo perché hai sentito dire che quel nome è particolarmente importante. Devi puntare verso l’obiettivo, e il modo migliore è questo: usare Buzzsumo. Ovvero un tool che ti permette di trovare i contenuti più condivisi per un determinato argomento.

buzzsumo

Ma non solo, ti permette anche di individuare le persone che hanno condiviso quel contenuto e di suddividerle in base al tipo di account: regolare, giornalista, company, blogger e influencer. Ecco, questa suddivisione è utile perché ti permette di filtrare i risultati ed evitare presenze inutili al tuo lavoro.

Attenzione, un consiglio: all’inizio ti conviene volare basso. Ovvero devi individuare dei traguardi raggiungibili. L’account Twitter di Renzi, probabilmente, sarà individuato come influencer ma è improbabile che ricondivida i tuoi contenuti. Stessa cosa vale per molti blogger d’oltreoceano (e non).

influencer

Quindi ti consiglio di analizzare i contatti con Followerwonk.com, un tool che estrapola una marea di informazioni utili sull’account che stai valutando. Anche il numero di Retweet e mention, due parametri fondamentali per comprendere l’engagement di un contatto.

Ingabbia le persone utili

No, nessuna convivenza forzata: devi semplicemente tenere il passo di questi contatti. Hai scelto il contenuto legato al tuo lavoro, hai individuato quello con il maggior numero di condivisioni. Poi hai selezionato un determinato social con Buzzsumo e individuato gli influncer.

Il passo successivo: seguire la loro attività. Hanno un blog? Inseriscilo nella cartella di Feedly dedicata a questo progetto. Hanno un canale Twitter? Seguilo e inseriscilo in una lista da monitorare con Hootsuite o TweetDeck. Hanno un profilo Google Plus? Crea una cerchia dedicata agli influencer e usala per monitorare tutto quello che succede in questo settore.

tweetdeck

Perché tutto questo? Perché ti devi far conoscere. Non in modo irruento, non devi fare spam e farti etichettare come l’ennesimo personaggio in cerca di notorietà. Non funziona, nella maggior parte dei casi ti ignoreranno. O almeno i powerful sneezer si comporteranno così perché non hanno alcuna intenzione di perdere forza in questo modo.

Creare conversazione

Il tuo obiettivo è un altro: devi creare conversazione. Devi farti conoscere come persona interessata alla sua attività, ma che allo stesso tempo è in grado di creare valore con il proprio intervento. Che può essere un commento, un tweet, una menzione su Facebook o Google Plus.

L’importante è entrare in punta di piedi, senza spalmare subito contributi autoreferenziali e (peggio ancora) commerciali. Queste logiche non funzionano su un blog aziendale, tanto meno in un’attività delicata come quella legata a un influencer. Il primo passo per accorciare le distanze con questi nomi è il rapporto umano, un rapporto che può essere ricreato anche con i social.

Punta sui contenuti

Ora hai preso confidenza con questi influencer, e puoi puntare sui contenuti. Rompere il ghiaccio con una buona attività social è utile, ma adesso devi tentare qualche passo in avanti. Ad esempio puoi tentare la classica tecnica dell’ego baiting: inserisci un link all’influencer e notifichi la citazione nello share. In questo modo punti alla condivisione egocentrica.

Funziona? Non c’è un risultato certo, ma ci sono delle tecniche che puntano ad aumentare le probabilità di successo: puoi pubblicare delle interviste, magari con contributi multipli, che mettono in luce i risultati e le competenze dell’influencer. Ricorda: il risultato è direttamente proporzionale all’impegno. Passare le domande in attesa di risposta? Può essere un modo per gestire l’intervista, ma il risultato e il coinvolgimento dell’influencer sarà diverso se sceglierai la grafica del post insieme o se riuscirai a creare un’intervista video.

La tua opinione

Raggiungere gli influencer non è facile. E i risultati non sono certi. Quello che posso ripetere è un invito alla prudenza: non esagerare, non seguire i tuoi contatti come uno stalker. Devi farti conoscere lentamente e inserirti nelle conversazioni con eleganza. Con naturalezza. Evitando slanci troppo autoreferenziali. Sei d’accordo?

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